Le (mie) otto montagne. Breve guida ai luoghi dell’ultimo romanzo di Paolo Cognetti

Ho scoperto Paolo Cognetti quasi per caso, sul finire di agosto, nella libreria Livres et Musique di Champoluc.

Ai tempi non sapevo che avrei incrociato le sue tracce più volte, sia in Val d’Ayas, la mia terra adottiva, sia a Milano, dove vivo da sempre, nel Libraccio del suo quartiere: la Bovisa.

Ed è stata proprio la vicinanza delle nostre geografie, da un lato quella della vita nel nord di Milano, dove tutte le mattine sul tram mi trovo a “incantarmi alla comparsa della Grigna in fondo a un viale” e dall’altro quella dei pascoli e dei sentieri sopra Brusson, a farmi appassionare alle sue storie.

Come in molti hanno già detto, Le otto montagne è un romanzo molto potente, in cui vengono raccontati due grandi temi: il rapporto con il proprio padre e l’amicizia vera, profonda, tra due uomini, un legame indissolubile e assoluto. Ma ciò che davvero colpisce è l’accuratezza con cui Cognetti rende la percezione del tempo, dello spazio e delle cose alle quote che non appartengono né agli sciatori né agli alpinisti, ma solamente a chi in montagna ci passa tanto tempo e sa che nei sentieri circondati da rododendri, genziane, nigritelle, mirtilli e cespugli di ginepro molto spesso si trova un luogo di contemplazione e nei paesi svuotati dai turisti si possono scoprire legami più veri.

Questa è la mia montagna, quella in cui ho passato gli ultimi dieci anni a studiare, leggere e camminare, quella in cui le donne di Ayas mi hanno insegnato a lavorare la lana ed è la stessa montagna che con grande emozione ho ritrovato nelle pagine di questo libro.

BREVE GUIDA AI LUOGHI DE LE OTTO MONTAGNE

Grana o Graines?

“Il paese di Grana si trovava nella diramazione di una di quelle valli, ignorata da chi passava di lì come una possibilità irrilevante, chiusa in alto da creste grigio ferro e in basso da una rupe che ne ostacolava l’accesso. Sulla rupe, le rovine di una torre sorvegliavano campi ormai inselvatichiti. […]”

Non so se Grana sia davvero un paese fittizio, come molti hanno scritto, ma per chi frequenta la Val d’Ayas, la sua descrizione (così come quella della strada per raggiungerlo) ricorda sicuramente il paese di Graines.

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Per chi volesse visitare il castello (qui fotografato da Brusson rispettivamente nell’agosto 2012 e nel settembre 2013), salendo per la strada regionale che da Verrès porta fino a St. Jacques, una volta superata la frazione di Arcesaz, bisogna imboccare una strada stretta che appare sulla destra, lasciare la macchina alla base della rupe e percorrere a piedi la mulattiera che porta alle rovine. Chi invece volesse vedere il vecchio paese, dovrà proseguire in macchina ancora per un po’, fino a raggiungere un piccolo agglomerato di case. Parcheggiate lungo la strada, addentratevi a piedi nel paese e spiate nelle finestrelle buie degli edifici più vecchi… in una di quelle finestrelle potreste scoprire i banchi della vecchia scuola!

GrainesMappa Google Earth

Il massiccio del Monte Rosa

“-  Non si chiama mica Rosa perché è rosa,-diceva.

– Viene da una parola antica* che significa ghiaccio. La montagna di ghiaccio.”

*la parola è rouja o roesa, che appunto in patois significa “ghiacciaio”.

ROSA dallo ZerbionIl Monte Rosa dal Monte Zerbion, agosto 2016

Ho scattato queste fotografie dalla cima del Monte Zerbion. Per conquistarla, si può parcheggiare nella località Barmasc, poco sopra Antagnod e proseguire a piedi. La salita non è troppo impegnativa. Se si procede con molta calma, anche se si è poco allenati, si può arrivare a questa vetta da cui si gode di un panorama a dir poco sublime. Bisogna avere scarponi da trekking ed essere ben equipaggiati e coperti (perché sulla cresta il vento è forte anche ad agosto e può sorprendere chi arriva dalla valle). In alcuni punti il sentiero è molto stretto e attraversa zone scoscese. Non ci vuole molto tempo, ma alcuni passaggi richiedono attenzione.

Cervino e RosaLa valle principale, il Cervino e il Rosa dal Monte Zerbion, agosto 2016

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Una femmina di stambecco con due cuccioli, Monte Zerbion, agosto 2016

Il Lago Blu, la Morena e il Rifugio Mezzalama

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Mappa Google Earth

“Il giorno dopo, mentre salivamo al rifugio Mezzalama […] Camminavamo su una morena che sembrava fatta di sabbia. Una lingua di ghiaccio e detriti si spingeva fin sotto di noi, molto più in basso rispetto al sentiero. Era percorsa da rivoli d’acqua che si raccoglievano in un laghetto opaco, metallico, gelido fin dall’aspetto.”

DSCN2657Lago Blu, agosto 2009

Una delle mete più apprezzate dai turisti che trascorrono i mesi estivi in Val d’Ayas è sicuramente il Lago Blu. La partenza si trova nei pressi del paese di St. Jacques. Per il primo tratto si procede nel bosco su una strada sterrata che porta al Piano di Verra, un grande pianoro in fondo al quale il Monte Rosa si innalza in tutta la sua imponenza.

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Piano di Verra, agosto 2009

Attraversato il pianoro, il sentiero ripiega poi verso sinistra, salendo sulla morena. Da qui si può ammirare il laghetto (meta dei più pigri che si fermano a mangiare un bel panino con toma e mocetta) e poi proseguire verso il rifugio Mezzalama.

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Rifugio Mezzalama, foto visitchampoluc.it

Le miniere d’oro di Fenilliaz

“Lì nessuno veniva a disturbarci e potevamo andare a caccia di tesori. Davvero c’erano le miniere, nei boschi intorno a Grana: gallerie chiuse da qualche tavola inchiodata e già violate prima di noi. Nei tempi antichi, secondo Bruno, avevano estratto l’oro, cercando vene ovunque nella montagna, ma non potevano averlo portato via tutto, doveva pur esserne rimasto un po’. […]”

Fino a qualche anno fa, raggiunto il paesino di Fenilliaz, sulla Rue Col Ranzola che da Brusson porta verso Estoul, si poteva percorrere l’anello delle miniere. Questo consisteva semplicemente in una strada sterrata che poi si trasformava in un sentierino scalcagnato nel bosco. Delle vecchie miniere inglesi, che avevano visto la maggiore attività nei primi anni del Novecento, restavano appunto qualche buco mal coperto da assi di legno (e in alcuni casi bisognava stare attenti a non finirci dentro) e dei rottami arrugginiti.

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Le miniere di Fenilliaz, foto chamousira.net

Oggi non rimane più traccia di quel sentiero desolato e decadente. Le miniere ora sono visitabili facilmente, grazie a una grande opera di restauro che le rende accessibili a tutti.

Questi sono solo alcuni dei luoghi della Val d’Ayas che si possono riconoscere tra le pagine de Le otto montagne. Molti altri vengono solo evocati da piccoli indizi, dal tipo di vegetazione presente, dalla conformazione geologica, dalle frane, dai segni del passaggio di slavine, ma non possono essere determinati con certezza… non resta che armarsi di buone scarpe, zaino, bastone e prendere un sentiero. Ovunque vi porterà, saprete di non aver sbagliato strada.

|Lucia Maletti|

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11 commenti Aggiungi il tuo

  1. annamariamirri ha detto:

    Lucy, complimenti per la tua narrazione intrigante e precisa. È bello scoprire un libro che è un po’ una mappa della tua esperienza diretta. Mi viene voglia di camminare e leggere: due attività che hanno in comune l’attenzione all’attimo presente😍

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    1. satirosaggio ha detto:

      Ciao Anna! grazie! 🙂 vorrà dire che ci vedremo presto a Brusson! un abbraccio a tutti!

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  2. paolo ha detto:

    Ciao Lucia, grazie! Manca solo il vallone di Graines con il lago di Frudière e il Mont Nery, aspetto un altro racconto e altre foto la prossima estate. Ci vediamo al festival?

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  3. satirosaggio ha detto:

    Ciao Paolo! Ma… sei proprio tu?!? Avevo sospettato che a un certo punto parlassi del lago di Frudière, però non ne ero proprio sicura. Di quella passeggiata ricordo solo la frana e le punture dei tafani. Sarei felicissima di conoscerti! Di quale festival parli?

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    1. paolo ha detto:

      Sì sono io! Facciamo un festival a Estoul il 21-22-23 luglio, “Il richiamo della foresta”, sul tema del ritorno alla montagna. Arte musica libri e ospiti che sto invitando, tra poco ci sarà un programma online. Spero di vederti lì! E a Frudière devi tornare, lascia le masse al Lago Blu, la montagna più bella è dove non c’è nessuno.

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      1. satirosaggio ha detto:

        Bellissimo!!! Che onore! Grazie! Certo che ci sarò! Non vedo l’ora! Nel frattempo, seguirò il tuo consiglio. A presto!

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  4. Maurizio ha detto:

    Per chi come me ti ha incrociato solo poche volte nella tua pur breve vita è stato bello imparare a conoscerti attraverso le tue narrazioni. Ma siamo sicuri che i tuoi studi siano in sintonia con la passione che emerge prepotente dalle tue parole? Albergano in te forze che viaggiano in direzioni, se non opposte, quanto meno molto diverse. Sarai capace di governarle o rischieranno di entrare in conflitto tra loro. E quale prevarrà? Quella che ti porterà in giro per il mondo a erigere montagne tecnologiche o quella che nel brulicante silenzio delle tue valli ti condurrà in cima alle vette che ti riempiono gli occhi e il cuore e ti svuotano la mente? Essere o non essere? L’è un bel prublema!

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  5. satirosaggio ha detto:

    Ciao Maurizio! Grazie! I miei numeri (sudati, molto sudati) parlano di piogge, torrenti, fiumi, dighe, energia elettrica… forse non sono mondi così lontani. Almeno spero. 🙂

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  6. massimolegnani ha detto:

    affascinante, puntuale e accorato brano di geografia sentimentale che mi è facile condividere per aver avuto un’esperienza simile dopo la lettura del romanzo. Un cercare e trovare le tracce, non per una curiosità morbosa ma per riaccostarmi a quella valle con uno spirito differente.
    ml

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