Warcraft, la saga parte bene

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Il nuovo film di Duncan Jones è più che una sorpresa.
Io per primo, visti i trailer, ero molto scettico e le mie aspettative erano molto basse.
Diciamo che guarando il trend degli ultimi anni, tra Lo Hobbit – La Battagli delle 5 Armate e i vari Avengers e Iron Man, non era difficile pensare che anche Warcraft sarebbe stato un film composto prevalentemente da azione, effetti speciali, ma poca storia.
Invece il film, che apre la saga creata dalla Blizzard, si concentra molto sulla vicenda, dando il giusto spazio agli scontri e alle battaglie quando serve, ma senza mai sottovlutare il necessario rilevo che dev’essere attribuito alla narrazione.

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Gli orchi, originari di Draenor, sono costretti a fuggire dalla loro terra natia, che sta morendo.
Guidati dal potente e temibile stregone Gul’Dan, gli orchi attraversano un portale per arrivare nella loro “terra promessa”,  Azeroth, dove riiniziare a vivere e garantire un futuro alla loro razza.
Su Azeroth regna la pace:  una forte alleanza tra umani, nani, gnomi ed elfi della notte rende sicuri i vari regni.
Con l’arrivo degli orchi però, e con la terribile magia usata da Gul’Dan (il Vile, in ingelse Fel), l’equilibrio è precario;  per mantenere la pace e gestire l’invasione, viene chiamato in causa Medivh, un potentissimo mago, che vive estraniato dal mondo in cima al suo castello incantato, Karazhan.
Medivh (interpretato da Ben Foster, che riesce in pieno nella caratterizzazione dell’ambiguo personaggio) è il guardiano di Azeroth, colui che viene chiamato dai sovrani nei momenti di pericolo; con la sua magia è stato capace di grandi imprese, ma ormai, stanco e deconcentrato, la sua lucidità pare non essere più quella di un tempo.
Più che un saggio a cui far riferimento, Medivh sembra più perso di coloro che hanno richiesto il suo aiuto.

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Penso che, nonostante in alcune parti si sia forzata un po’ la veridicità della storia con cambiamenti (non sempre accurati), il risultato sia molto positivo.
L’opera di Duncan Jones lascia a bocca aperta poichè è riuscito a ricreare un’atmosfera (quella del videogioco) che facilmente poteva essere riprodotta in maniera pacchiana e “pongosa”.
Dagli incantesimi, alle città, alle armature, tutto segue quella linea estetica che ha sempre caratterizzato la Blizzard, e che i fan hanno sempre apprezzato molto per originalità e stile.
Merito del risultato è anche il grande uso di effetti speciali e trucco, che ricreano le varie creature in modo eccezionale.
L’errore più grande che si poteva fare era quello di differenziare troppo il bene e il male con Umani e Orchi, cosa che per fortuna non è accaduta; non vi è una razza buona, vi sono diversi usi e costumi (se gli umani sono civilizzati, gli orchi rispondono molto di istinti tribali e di una gerarchia fondata sulla forza), ma il male risiede principalemnte il Gul’Dan, che trascina il proprio popolo alla rovina solo per i propri scopi.

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Devo dare atto che son stato, e sono tutt’ora, fan dell’universo Blizzard, e questo inevitabilemte influenza il mio giudizio; ed infatti il limite dell’opera è nella difficile comprensione degli eventi per chi non sia un fan della saga.
Ed infatti il film agli occhi di un “profano” corre il rischio di risultare confuso: ci sono infatti molti personaggi secondari che vengono appena mostrati e che vengono riconosciuti anche solo dalla propria arma, molti richiami al mondo Blizzard, e molte vicende accadute prima (il fatto che Gul’Dan abbia fatto bene il sangue corrotto a gran parte delgi orchi, per esempio) che a un non amatore sfuggono e rendono alcuni passaggi difficili da comprendere e da apprezzare.
Insomma, Duncan Jones, da giocatore che è stato, ha voluto far divertire i fan creando però un film che non riesce troppo, a mio avviso, a far appassionare anche i non giocatori; cosa che forse era l’intento principale del film.
Il film, però, apre la strada verso storie e personaggi di sicuro più appassionanti di questa, e spero che tali vincende verranno trattate con la stessa cura con cui Duncan Jones ha trattato il prologo della saga.

|di Tommaso Frangini|
SATIRO SAGGIO COPERTINA

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