Make America Great Again! Fenomenologia dello Spirito Americano.

Donald Trump, impegnato nella saguinosa lotta per aggiudicarsi il ruolo di front man alle presidenziali di Novembre per il Grand Old Party, ha coniato il motto, per ora vincente, Make America Great Again. (letteralmente: Fare l’America grande di nuovo). Ci sono due cose che non mi sono chiare di questo motto. In primo luogo, che cosa s’intende con great? Grandezza politica? Economica? Politica ed economica? Morale? (no, dai non scherziamo). In secondo luogo, e ben più problematico, non mi è chiaro il termine again (letteralmente: di nuovo). A che periodo della storia americana Donald Trump fa riferimento quando dice again?

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Questo non è l’ennesimo articolo contro Donald Trump. Vi scandalizzi il fatto che tra i candidati in lizza per la Casa Bianca ( da destra verso sinistra nella foto Cruz, Kasich, Trump, Clinton e Sanders) the Donald è il mio preferito. Non spiergherò qui però le ragioni di questa mia presa di posizione.

 

Non è tanto il great che mi crea perplessità, quanto l’again. A che cosa pensa un americano quando pensa ad una “Great America” del passato. Immaginiamo lo stesso slogan usato da Matteo Renzi, o chi per esso, per le elezioni politiche del 2018. Fare l’Italia Grande di nuovo. Bè in quanto italiano, penserei subito agli antichi fasti dell’Impero Romano, alla grandezza culturale e artistica del Rinascimento, allo strepitoso boom economico degli anni ’50. Tuttavia questi ultimi due ultimi periodi non possono essere paragonati alla grandezza dei seguenti periodi che altre nazioni europee hanno vissuto. Immaginiamo ora Frau Merkel, utilizzare lo stesso motto. Bè un tedesco probabilmente potrebbe pensare al Sacro Romano Impero del Basso Medioevo, alla Confederazione Germanica formatasi dopo il Congresso di Vienna o al Deutsches Kaiserreich (Impero Tedesco) del periodo 1871-1918, storicamente chiamato anche Secondo Reich. Un Francese penso possa pensare, escludendo la storia medioevale, alla Francia del Re Sole, al Primo Impero Francese (1804-1815) di Napoleone, o più semplicemente alla Francia degli anni 20-30 del Novecento quando l’Impero Coloniale Francese comprendeva il 10% delle terre emerse. Per gli inglesi invece c’è un’ampia scelta: l’età Elisabettiana (1558-1625) o della prima rivoluzione industriale, l’età Vittoriana (1837-1901) e, perchè no, l’età contemporanea della Regina Elisabetta II (fatevi un giro per Londra per credere). Un americano invece… un americano a cosa pensa?

Non sono molti i secoli di storia a cui si può attingere considerando che il continente è stato scoperto nel 1492 e che solo nel 1776 sono nati gli Stati Uniti. Tuttavia, seppur “breve”, anche gli americani possono vantare periodi great. Orgogliosi come sono, sarebbero capaci probabilmente di tirare fuori il Vietnam come grande momento di storia americana. Io cercherò di essere, oltre che sintetico e conciso, un pò più ragionevole.

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Washington crossing the Delaware, Emanuel Leutze, 1851, Oil on Canvas, MET

 

Dichiaratosi indipendente nel 1776, l’America ha visto l’effettivo riconoscimento come nazione solo nel 1783. Da li fino allo scoppio della prima guerra mondiale è partita l’espandione verso Ovest. (Nel 1845 il Texas, nel 1848 la California e nel 1896 lo Utah solo per citare le più importanti “conquiste”.) Con l’annessione dell’Arizona nel 1912 l’America raggiunge le dimensioni che conosciamo oggi (ad esclusione di Alaska e Hawaii). Nel mentre, gli Stati Uniti hanno vissuto diverse guerre, la più importante di tutte sicuramente rimane la guerra di seccessione (1861-1865). Gli Stati Uniti come potenza mondiale incominciano a emergere a partire dalla fine dell’ottocento grazie all’incredibile industrializzazione (si ricordano tra gli altri, John Davison Rockefeller e la sua Standard Oil, John Pierpont Morgan e la sua J.P. Morgan & Co., e ovviamente Henry Ford), alla migrazione di massa e a politiche internazionali vincenti (stretto di Panama). In pochi anni, dal 1865 al 1914, gli USA si ritrovano a coprire un ruolo fondamentale nella scacchiera internazionale. Finita la guerra, che gli Stati Uniti vincono, anche all’Europa tocca riconoscere che “le colonie” sono cresciute e sono diventate adulte. A Versailles Wilson partecipa da protagonista alla conferenza e fu proprio sotto suo consiglio che la Società delle Nazioni (organizzazione madre dell’ONU) venne creata. Dai ruggenti anni 20 in poi l’escalation americana è inarrestabile nonostante qualche crisi del ciclo economico (vedi grafico). Alla fine della seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti prendono ufficialmente la lead dell’occidente, e se la son tenuta bella stretta.

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La crescità del PIL in termini assoluti dal 1929 ad oggi. In bianco i periodi di crescita, in grigio i periodi di crisi economica.

 

Ci sono però molte macchie in questa storia di grandezza: massacri (Sand Creek), scandali politici (Watergate), e numerosi problemi di natura prettamente sociale (razzismo e minoranze mai integrate nella società civile). Da ricordare inoltre il fatto che gli Americani, dal 1945 in avanti, dovunque hanno messo piede al di fuori del loro paese, non hanno mai risolto alcuna situazione, se non temporaneamente. Senza parlare di quella che probablimente è la più  fallimentare campagna militare della storia, il Vietnam (1955-1975), le principale azioni politico-militare americane (Corea, Iraq, Afghanistan) non hanno portato alcuna risoluzione definitiva, o raggiunto gli obbiettivi preposti.

Tornando a Trump e al suo motto, mi sono chiesto le ragioni di questo slogan molto suggestivo e forte. Sicuramente il motto nasce dalla concezione che, ora, gli Stati Uniti vivano un momento poco great. Secondo Trump dunque l’America ha avuto momenti migliori, momenti in cui era greater, se no questo motto non avrebbe senso. Tipico è il denunciare in campagna elettorale una situazione di peggioramento, ma non penso che Trump si riferisca all’economia americana. Oltre infatti ad aver già dimenticato la crisi del 2008, la rivouzione digitale partita nel 1992 e continuata poi nel boom di internet dei primi anni 2000 sembra ora vedere nuova fase di espansione grazie ai social e alle nuove tecnologie (e a tutte le opportunità ad esso legate).

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Indice borsistico dei tecnologici statunitensi (Google, Apple, etc…). In grigio le due principali crisi della nostra epoca: la Dot-Com Bubble e la grande recessione del 2008.

 

In conclusione dunque, è molto difficile attaccare gli Stati Uniti da un punto di vista economico. Make America Great Again è un motto coniato da Ronald Reagan durante la campagna del 1980. In quel periodo gli USA soffrivano di inflazione e alta disoccupazione. Oggi la situazione è diversa e Trump lo sa bene, lui che sull’economia americana ha fondato il suo impero. Tuttavia, se proprio vogliamo trovare una debolezza, sebbene il paese sia in crescità, si può evidenziare un andamento di essa non comparabile coi periodi esaminati precedentemente. Penso che Donald, quando dice di voler fare di nuovo grande gli States, si riferisce al fatto che l’America di Obama, poco bellicosa e più interessata al miglioramento delle condizioni sociali basiche (Obamacare), non rispecchi l’idea di un america forte, prepotente e militarizzata. L’America delle guerre ideologiche e molto dispendiose. L’America dell’odore di napaln al mattino insomma. “Che profuma come di vittoria”. (Ma quale vittoria poi?)

| di Sebastiano Totta |

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