Milan, lo scempio continua e il baratro si avvicina.

Adriano Galliani in questi ultimi anni ha sempre chiesto ai suoi tifosi di “evolversi” e di accettare anche periodi di transizione, soprattutto dopo anni di numerose vittorie. Beh, certo, “evolversi” significa accettare il fatto che non si può vincere sempre ma allo stesso tempo vuol dire anche guardare in faccia la realtà e non farsi prendere in giro.

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Chi sta scrivendo è da sempre un grande sostenitore del Milan (anche se ha preso le distanze dal mondo del calcio per ragioni che, magari, saranno chiare più avanti), uno di quelli che per anni è andato allo stadio tutte le domeniche e non si perdeva neanche un’amichevole estiva (e non) alla televisione. Ecco, tutta quella passione e dedizione è ormai quasi del tutto scomparsa. Nonostante le critiche che potrei ricevere, vi assicuro che non è per la mancanza di vittorie o di giocatori fenomenali in rosa ma, semplicemente, perché il Milan è stato trasformato da squadra modello e invidiabile a barzelletta d’Europa, una barzeletta che però non fa ridere. Ma piangere.

L’esonero di Mihajlovic è l’ennesima dimostrazione della grande incompetenza, arroganza e totale irresponsabilità della nostra società. Sicuramente, il tecnico serbo non si meritava tutto questo. Io lo ritengo essere stato un grande tecnico, che ha avuto il coraggio, tra le altre cose, di contrastare sua maestà S. Berlusconi, di far esordire un 17enne portiere dal futuro assicurato, di andare davanti alle telecamere e dire “è una vergogna, facciamo schifo, la squadra deve svegliarsi”, di portare il Milan in finale di Coppa Italia. Nonostante ciò, ovviamente, è stato esonerato. Come mai? Semplice, Mihajlovic (così come in precedenza Leonardo, Seedorf, Allegri e… Maldini), usa il proprio cervello per le decisioni importanti, capacità che non piace in dirigenza Milan.

La verità, tristemente, è che, da molti anni, l’ultimo dei problemi per il Milan è l’allenatore. Il problema non è neppure la rosa. Il vero problema è la società ed i responsabili di questo scempio sono Galliani ma, soprattutto, S. Berlusconi. Perchè prendersela solo con Galliani? Chi credete che prenda l’ultima decisione? Bè Silvio Berlusconi! Galliani ha certamente delle colpe: spesso si affida sempre ai soliti visti e stra-visti procuratori, è più bravo a gestire i rapporti con i presidenti che a valutare il talento dei giocatori e vuole lavorare da solo anche se non sempre in grado. Ma quante volte è stato ostacolato? Quante volte è riuscito a trovare a prezzi buoni dei giocatori rivelatisi poi molto bravi? Quante volte è stato dichiarato colpevole anche quando non lo era? Il vero burattinaio è sempre il Cavaliere che non si fa, però, problemi a lavarsi le mani quando la colpa è solo ed esclusivamente sua.

Dopo la vittoria della Champions 2007, quasi ogni decisione presa in sede societaria è stata fallimentare. Dall’acquisto di Ronaldinho, che aveva perso il posto da titolare nel Barcellona, al ritorno di Shevchenko, già avviato verso la pensione, dai fenomenali Constant e Zaccardo, all’affare Matri per 12 milioni così da aiutare la Juve a coprire l’acquisto di Tevez, e potrei andare per molto. A proposito dell’Apache… è opportuno ricordare, riagganciandomi a quanto detto sopra, che Galliani all’epoca aveva fatto un mezzo miracolo a riuscire a trovare l’accordo per vendere Pato (già con il pass per disabili) al Psg per 35 milioni (28+7 di bonus) per poi comprare Tevez, artefice di ben 2 scudetti bianconeri, peccato che poi il Grande Capo abbia fermato tutto perché non convinto (o non convinto da sua figlia) della ragionevolezza dell’affare (ragione per cui sono sempre più convinto che il TSO sarebbe stato utile). In mezzo da sottolineare la grande generosità del patron verso i suoi tifosi/elettori nel portare Ibra, Robinho e Balotelli, salvo poi liberarsi dei primi 2 per gli stipendi troppo onerosi (sarà mica Mago Merlino a far firmare contratti astronomici ai giocatori per fare dispetti al Cavaliere?). Incredibile come Berlusconi sia in grado di far scomparire e riapparire i soldi alla velocità della luce, dote notevole non c’è che dire.

balotelli_matri_milan_getty

Lo scudetto 2011 è stata una meteora bella, affascinante ma solo di passaggio. Cosa è successo dopo? Allegri ha eroicamente fatto il suo lavoro tra le mille battutine (che, ripeto, fanno piangere) di Berlusconi con una squadra imbarazzante, Seedorf ha usato troppo la sua testa (mai fatto diversamente da giocatore), Inzaghi è stato acclamato “salvatore” e poi denominato  improvvisamente “senza esperienza e troppo acerbo” (ma guarda un po…) e ora Mihajlovic (che sembra aver avuto una sorte simile a quella di Seedorf).

Non dimentichiamo poi le varie storielle di Mr. Bee, Stadio-Portello e la telenovela Barbara-Silvio-Adriano, questa degna proprio delle migliori fiction targate Mediaset. La giovane che vuole spodestare il vecchio in carica, ma sua “santità” decide di “accoppiarli” riuscendo nella mitica impresa di creare un “matrivorzio”, ovvero un matrimonio di facciata che non sarà mai tale anche nei peggiori bar di Caracas. Tutto a dimostrazione di una società seria e con le idee chiare.

Ora però, seriamente: Ma di cosa diamine stiamo parlano? VERGOGNATEVI. Il Milan è stato trasformato in un circo! Il nuovo motto è “w la mediocrità, tanto voi tifosi abboccherete sempre alle nostre bugie”.

Berlusconi non può lamentarsi della squadra se essa stessa è incompleta e se lui deve sempre mettere il naso (facendo disastri) nelle decisioni dell’allenatore. Bacca non può fare 35 gol in campionato se non può sfruttare la sua velocità a causa di un centrocampo inesistente. Romagnoli è promettente ma va preso quando non lo conosce nessuno, ovvio che a 30 milioni la Roma te lo porta sotto casa. Non possono esserci per 5 stagioni di fila almeno 12 infortunati e parlare di sfortuna, probabilmente io e i miei gatti siamo più bravi a valutare le condizioni fisiche di un giocatore (Pato docet). Non si può garantire a Boateng (vedendolo giocare mi vengono emboli a non finire ogni domenica), licenziato dallo Schalke04 perché minava all’ equilibrio dello spogliatoio, di allenarsi con noi come se fosse in vacanza per poi essere messo sotto contratto a gennaio.

Come vedete sono tanti gli esempi che vanno contro a questa gestione societaria così caotica e senza un fine. Nel caos, i giocatori/mercenari ci sguazzano e ne approfittano per schiantarsi con la macchina appena guariti da un infortunio piuttosto lungo (ogni riferimento è puramente rivolto al numero 19 rossonero) e per non prendersi le loro responsabilità.

Questo è il risultato: da modello esemplare con giocatori che morivano per la maglia con comportamenti esemplari, con uno spogliatoio unito dal quale non usciva nessun tipo di rumor o gossip e con una società forte e presente, siamo passati ad un circo di pessima qualità con attori scadenti, registi imbarazzanti e un monarca preso da delirio di onnipotenza e demenza senile.

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Milan nel 2004

 

Quali potrebbero essere le soluzioni? La prima ovviamente sarebbe una vendita della società perché, diciamolo, è francamente impossibile andare avanti così ed è difficile fare peggio. Vendita e cambio dei dirigenti (sarò uno dei pochi ma penso che Berlusconi di calcio ne capisca quanto io di ginnastica artistica).

Più che di soluzioni, vorrei parlare di un cambio di mentalità. Il Milan ha la brutta abitudine (tutta italiana aggiungerei) della fretta di vincere e qui, permettetemi, è anche colpa in parte di noi tifosi. Si perché, quando finisce un ciclo, grande o piccola squadra che sia, l’unica soluzione non è rimanere a galla fingendo di essere ancora i migliori ma… RICOMINCIARE. Ed è questo che deve fare il Milan. Basta bugie, basta mercato ai procuratori e basta ignorare i giovani e il settore giovanile che sono la vera “fonte dell’eterna giovinezza” di una squadra. Il mondo del calcio è iper-costoso, non si possono fare solo squadre di giovani e non spendere nulla. Tuttavia, se una parte delle casse societarie viene investita nel settore giovanile regolarmente, nel lungo periodo si arriverà ad avere parte della squadra con giovani cresciuti nel vivaio risparmiando di conseguenza un sacco di spese per cartellini di giocatori scarsi, comprati solo per completare a caso la rosa della squadra. Altro beneficio sarebbe anche avere una rete di osservatori abili che ti permetta di scovare talenti anche in Papua Nuova Guinea prima che ci arrivino gli altri (Mino Raiola non è un candidato ideale, men che meno quel burlone di Oscar Damiani).

Probabilmente ai nostri dirigenti sfuggono i benefici del cosiddetto lungo periodo oppure credono che i tifosi non accetterebbero questo processo, ma un tifoso intelligente, a mio avviso, dovrebbe preferire un progetto chiaro e sicuro ad una mediocrità continua con annesse prese in giro.

Cosa possiamo fare noi tifosi? Continuare a tifare la nostra squadra senza dubbio ma, per i più coraggiosi, avrei un consiglio che sarà sicuramente oggetto di discussione. Provate a fare il tifo da casa e svuotare lo stadio, magari così i nostri dirigenti potrebbero rendersi conto di tante cose: che siamo stufi, che spendiamo soldi in biglietti e abbonamenti “solo” per passione e che vogliamo vedere cambiamenti. Forse, con lo stadio vuoto, il messaggio risulterà chiaro.

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P.s. Tanti auguri a Christian Brocchi, vero cuore rossonero, gli auguro tutto il meglio anche se….

| di Simone Giacoma |

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