Le grandi delusioni della stagione NBA 2015/16

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La NBA sta per concludersi e mentre tutti parlano già di playoff, MVP e mercato (argomento a me carissimo), in questi giorni volevo soffermarmi su quei giocatori che questa stagione, per un motivo o per un altro, hanno deluso. Eh si ragazzi, quest’anno ce ne sono state parecchie di delusioni, ma cercherò di citare quelle più importanti (non credo che la pessima stagione di Lance Stephenson sia degna nota e vi assicuro che mi fa soffrire parecchio. Ho un’ossessione ai limiti della follia per quell’uomo) .

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Rudy Gobert (9 punti, 11 rimbalzi, 2.2 stoppate e il 55% dal campo): il centro francese degli Utah Jazz non ha avuto quell’impatto che in molti speravano. Delle sue grandi doti difensive non si discute, la difesa dei Jazz è una delle migliori della lega e molti meriti li ha proprio lui, ma non ha fatto nessun miglioramento dal punto di vista offensivo e 2.2 stoppate, per un giocatore che è specializzato maggiormente in quello e, per i minuti che gioca, non sono moltissime. In più la sua percentuale ai liberi si aggira sul 57% con un buon numero di tentativi, un po’ bassa a mio avviso (di solito i centri europei ai liberi non sono proprio come Deandre Jordan). Gli 11 rimbalzi di media è il minimo che ci si aspetta da un giocatore con le sue doti fisiche, contando poi che Derrick Favors si concentra maggiormente sulla fase offensiva del gioco, la statisitca risulta insufficiente. Ha saltato una parte di stagione per un problema al ginocchio ma, detto questo, la prossima estate deve lavorare per migliorare gli aspetti di gioco in cui è ancora carente. Utah conta molto su Gobert e se Deandre Jordan riesce a fare 12 punti di media saltando e basta, non vedo perchè non possa riuscirci anche lui.

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Roy Hibbert (6.1 punti, 5 rimbalzi, 1.3 stoppate di media con il 45% dal campo): semplicemente osceno! La scorsa estate, dopo tante belle parole sulla presunta ottima forma fisica e mentale e dopo aver dichiarato di poter aiutare la difesa dei Lakers, abbiamo avuto la prova che Hibbert lascia veramente a desiderare sia come giocatore di basket sia come professionista. Nonostante sia un ottimo rim protector, fa rabbrividire che un 2 metri e 19 prenda solo 5 rimbalzi di media a partita, e la cosa più preoccupante è la mananza di impegno e entusiasmo che Hibbert ha nel giocare. Se ad Indiana, nel sistema difensivo di Frank Vogel, aveva un suo perchè, qui a LA invece, di talento e di professionalità, neanche l’ombra. Nemmeno nei Lakers più scarsi di sempre riesce a imporsi, infatti il buon Kobe non perde tempo a rimproverarlo appena può. Come dargli torto!

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Danny Green (7.3 punti, 4 rimbalzi, 1 palla rubata di media con il 37.7% dal campo): dopo il rinnovo del contratto la scorsa estate (45 milioni in 4 anni) ed un ruolo pressoché invariato all’interno del sistema Spurs, appare assolutamente inspiegabile un calo così netto rispetto all’anno scorso. Non riesce a segnare più di un tiro consecutivo, ma almeno la sua difesa perimetrale rimane eccellente. Agli Spurs servirebbe una sua rinascita in chiave playoff in modo da risultare l’unica vera minaccia per Golden State a Ovest.

Houston Rockets v Denver Nuggets

Ty Lawson (5 punti , 3.5 assist con il 38% dal campo): grande delusione, a sua discolpa però si può dire che non sia nel contesto giusto date le sue caratteristiche. Solo un gm incompetente come Morey poteva affiancare Lawson, un abile passatore, ad Harden, da una parte probabilmente la migliore guardia NBA dall’altra un giocatore che pensa al gioco di squadra quando non può fare da solo (da notare che anche quest’anno il Barba ha una media di 7.5 assist a partita). Aggiungiamoci i soliti problemi con l’alcol e l’esperimento diventa un vero e proprio fallimento. Tagliato dai Rockets subito dopo la trade deadline, ora Lawson è ai Pacers dove non sta giocando. Trovasse la squadra e il contesto giusto, tutto il suo talento tornerebbe a brillare.

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Wes Matthews (12.5 punti, 3 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata con il 39% dal campo): dopo la firma con i Mavericks la scorsa estate (70 milioni in 4 anni), Matthews ha diminuito molto il suo rendimento rispetto all’anno scorso. Il pieno recupero dopo l’infortunio al tendine d’Achille è sempre piuttosto lungo, anche se si è in grado di giocare. L’anno prossimo sarà tutta un’altra storia senza ombra di dubbio.

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Elfrid Payton (11 punti, 6.5 assist, 1.2 palle rubate con il 44% dal campo e il 60% ai liberi): giocatore con grandi potenzialità ma anche piuttosto acerbo e incompleto per molti aspetti. Già l’anno scorso si vedevano lampi di talento accompagnati a grosse lacune tecniche tra cui un jumper iper-inaffidabile, pessime percentuali ai liberi per un pm (sottolineato sopra da me non a caso) e una capacità di decison making ancora da migliorare parecchio. Ci si aspettava dei miglioramenti importanti in questi aspetti del gioco a lui dolenti. Ma il talento e l’età sono dalla sua parte e il contesto giovane e promettente di Orlando potrà solo che aiutarlo.

Detroit Pistons v Atlanta Hawks

Greg Monroe (15 punti, 9 rimbalzi, 2.3 assist con il 52% dal campo): qui l’analisi non riguarda tanto le statistiche, che rimangono comunque buone, quanto al suo rendimento complessivo all’interno della squadra. Monroe rimane l’unico vero lungo dei Bucks e, almeno io, mi aspettavo un rendimento migliore e dominante. Nessuno (e credo nemmeno Kidd) lo ha mai considerato un buon difensore ma, proprio per essere l’unico vero interprete del suo ruolo nella squadra, uno sforzo maggiore in difesa era lecito aspettarselo. Non mi sorprenderei se in estate facesse le valigie per cambiare aria.

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Kyle Korver (9.5 punti, 40% da 3 punti, 43% dal campo e 3 rimbalzi di media): l’anno scorso è stato il suo anno di grazia, quest’anno decisamente no. L’età è già bella avanzata (35 anni compiuti a Marzo) ma è pur sempre uno specialista del tiro da 3 punti per cui gli si chiede di fare solo quello, contando per di più un contesto che non può che avvantaggiarlo. Korver non è mai stato un fenomeno, poteva però fare di più quest’anno, anche senza ripetere la straordinaria stagione dell’anno scorso, soprattutto ad Atlanta.

Concludo dicendo che, dopo aver visto parecchi commenti a riguardo, la stagione di Anthony Davis non può dirsi negativa. Per cominciare i suoi numeri (50% dal campo, 24 punti, 10.3 rimbalzi e 2 stoppate di media) sono assolutamente da superstar. E poi calcolando i numerosi infortuni dei Pelicans e il supporting cast indecente e allergico alla difesa (fatta eccezione per Asik, il quale però ha ben altri e numerosi difetti) non c’è da sorprendersi se Davis deve giocare 38 minuti praticamente da solo per poi finire la stagione in anticipo per infortunio. Qui si può parlare solo di fenomeno puro e basta.

| di SimoLebron |

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