Oscar 2016, la serata degli esclusi e di DiCaprio

E’ andata in onda questa notte l’88esima edizione degli Oscar.
E’ la serata dei grandi esclusi; non si fa che parlare di due cose per tutta la serata: i mancati candidati e la scomoda (e noiosa) questione dell’assenza di candidati di colore.
E, inoltre, è la notte dell’Oscar a DiCaprio, tanto anelata sia dall’attore che dal pubblico.

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La serata inizia con una noiosissima presentazione di Chris Rock che passa dieci buoni minuti a parlare della accesa faccenda riguardante la mancanza di candidati neri (scherzando, ma neanche troppo);  la questione dura per tutta la serata, perdendo totalmente il suo significando e prendendo solamente il connotato di asfissia; il comico ha basato la sua presentazione solo su questo tema…
La noia viene fortunatamente fermata dalla bellissima Charlize Theron, vestita di rosso, che dà il via alla serata: vengono dati gli Oscar per Sceneggiatura originale (a Spotlight) e non originale (a La grande scommessa).
L’Oscar a Emmanuel (el Chivo) Lubetzky per la Fotografia di The Revenant era già scritto; vince la sua terza statuetta consecutiva, assolutamente meritato.
La questione tecnica però vede un solo netto vincitore, Mad Max, che vince Costumi, Scenografia, Trucco, Montaggio, Montaggio e Missaggio sonoro, tutti uno dopo l’altro, egemonia totale della parte iniziale della serata.
A sorpresa gli effetti speciali vengono vinti da un outsider, Ex Machina.
Assistiamo poi alla pietosa scena di Chris Rock che tira fuori le stesse battute e le stesse scenette già usate da Ellen Degeneres appena due edizioni fa, solo che al posto della pizza questa volta ci sono i cioccolatini, davvero un presentatore senza spessore e senza carisma.
Bastano pochi secondi a Louis C.K. (mitico comico e regista di Clerks) e al grande Sacha Baron Cohen a rubare la scena al comico.
Come per Lubetzky, nessun sorpresa per la vittoria di Inside out come miglior film d’animazione (anche se in molti hanno sperato fino alla fine per l’improvvisa vittoria di Anomalisa), il dominio Disney continua imperterrito edizione dopo edizione.
Vince poi Mark Rylance come miglior attore non protagonista per Il ponte delle spie, battendo quello che era il favorito, Sylvester Stallone per Creed in cui interpreta Rocky Balboa; premio meritatissimo per l’attore inglese, per lo più interprete di teatro, che lavorerà già nel prossimo film di Spielberg.
Per quanto riguarda la Migliore Attrice non Protagonista vince quella che a mio avviso più se lo meritava, Alicia Vikander per The Danish Girl.
Quest’anno la parte in memoriam ,dedicata a tutti i grandi del cinema deceduti durante l’anno, vede tanti illustri nomi: Christopher Lee, Chantal Akerman, Alan Rickman, Omar Sharif, David Bowie, Leonard Nimoy e (quest’anno non se lo sono dimenticati come per Rosi l’anno scorso) il nostro Ettore Scola.
Son of Saul batte gli altri illustri contendenti (Mustang, A War, El Abrazo de la Serpiente erano tutti titoli che avrebbero potuto tranquillamente vincere il premio) e,  dopo il Gran Premio della Giuria a Cannes e Golden Globe, arriva anche la statuetta; come ogni anno, toccata e fuga per i film stranieri.
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Il momento senza dubbio più emozionante della serata è l’Oscar per la miglior colonna sonora a Ennio Morricone che trattiene con forza le lacrime; è la prima statuetta, oltre a quella onoraria ricevuta nel 2007, del Maestro.
Si arriva dunque alla fase finale della serata dove vengono dati i premi più importanti.
In questa parte non ci sono molte sorprese, Miglior Regia va a  Alejandro Iñárritu per il suo The Revenant, Brie Larson vince come Miglior Attrice Protagonista per Room, Leonardo DiCaprio finalmente riceve la statuetta (per una delle sue interpretazioni meno brillanti), e infine il miglior film va a Spotlight, come da tempo si sospettava.
Insomma, non ci son state tante sorprese, e non c’è un netto vincitore.
Da elogiare il discorso di DiCaprio, che si sofferma sulle problematiche riguardanti il surriscaldamento globale e la crisi del pianeta, tema a lui molto caro.
Se dovessi catalogare, analizzare e giudicare i candidati, ci sono due perfetti dal punto di vista tecnico, ma senza un briciolo di storia e narrazione (
Mad Max e The Revenant); due outsiders (Room, che probabilmente è il migliore tra i film candidati, e Brooklyn); tre film belli e piacevoli senza dubbio, ma molto (forse troppo) ordinari, film già visti (Spotlight, Il ponte delle spie e La grande scommessa) e poi c’è The Martian, che non rientra nelle altre categorie, sicuramente un bel film ma anche qui, niente di speciale; insomma, dei candidati un po’ mediocri, come ormai è normale vedere nelle ultime edizioni.
La distanza che c’è stata tra i film candidati come Miglior Film Straniero e quelli invece in lingua originale era spaventosa quest’anno; ogni anno questa distanza aumenta progressivamente, mentre invece non aumenta l’attenzione che l’Academy dà ai talenti stranieri.
Ci auguriamo di vedere titoli ben più prestigiosi per l’anno prossimo!

|di Tommaso Frangini|

SATIRO SAGGIO COPERTINA

 

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