Ciclismo su strada: lo sport più bello del mondo

Il ciclismo su strada è lo sport più bello del mondo. Da parecchi anni lo penso e piano piano ho iniziato anche a dirlo in giro. La gente non apprezza molto il ciclismo in realtà. Diffida di questo perché è lo sport del doping, delle squadre che cambiano nome ogni anno (“quindi non ci capisco niente”), degli invasati che sono disposti a tutto per vincere e della noia  (“non succede mai niente per ore”). Molte di queste cose sono vere, ed io non ho problemi ad ammetterlo quando mi viene fatto presente. Il ciclista professionista generalmente è un folle, un pazzo, che spinge il proprio corpo al limite e a volte anche oltre, quasi senza rispetto. Il ciclismo è uno sport crudele e assurdo. Per molto tempo, nella storia di questo, molti corridori hanno assunto sostanze illegali per cercare di rimanere all’altezza dei rivali. Ciò ha inevitabilmente compromesso l’immagine del ciclismo. Allora perché questo sport assurdo e antipatico mi attira così tanto? Perché il ciclismo mi fa passare interi pomeriggi a guardare le competizioni che vengono organizzate in giro per il mondo? Perché ogni anno moltissime persone iniziano ad appassionarvisi?

oli1
Discesa, 19° tappa Tour De France 2015, Foto: Lèon Van Bon

La risposta a questa domanda l’ho trovata quando ho iniziato a seguire con più attenzione questo mondo e, a dir la verità, non mi ha affatto sorpreso, è come se l’avessi sempre sospettato. Il ciclismo su strada è lo sport più bello del mondo perché, tra tutti, è il più simile alla vita di ogni giorno. Quando si segue con attenzione una gara ciclistica, come per esempio il Giro d’Italia, che dura tre settimane, si sta in realtà assistendo alla formazione di una comunità. Questa comunità sono i ciclisti, che durante la competizione insieme lotteranno, mangeranno, si arrabbieranno, chiacchiereranno, pedaleranno (questo soprattutto), si aiuteranno, si annoieranno e probabilmente si faranno male. Non è proprio così la vita? È formata da infinite azioni, poche delle quali veramente importanti per la realizzazione dei propri obbiettivi. Tuttavia, come il tracciato che i ciclisti devono percorrere fino al traguardo è deciso dagli organizzatori, le nostra azioni sono indirizzate allo stesso fine, che spesso non siamo noi a scegliere. Non importa a che categoria ciclistica appartieni, ad esempio sprinter, scalatore o passista, come non importa se sei un ingegnere, un artista o un biologo. Per raggiungere i propri obbiettivi bisogna sapersi adattare ad ogni terreno e saperlo affrontare. Uno sprinter (o velocista) ad esempio generalmente predilige i tratti di corsa in piano perchè può sfruttare le sue caratteristiche di velocità. Allo stesso tempo, però, farà più fatica nei tratti in salita con la possibilità di dire addio ai suoi sogni di partecipare alla classifica generale. Se riuscirà a stringere i denti in salita e arrivare al traguardo di tappa entro il tempo massimo, il giorno seguente quando si corre in piano potrebbe avere una buona occasione di riscatto in volata. Allo stesso modo è possibile che una persona con indole artistica sia insofferente alla disciplina e costanza richiesta dalla scuola e non riesca ad ottenere ottimi risultati. Ciò non preclude il fatto che potrebbe riuscire a diplomarsi e avere successo nel proprio campo diventando un famoso pittore.

oli2
Cambio ruota sotto la pioggia per una foratura durante la 6° tappa della Tirreno-Adriatica 2015, Foto: Tim de Waele

Chi smette di pedalare è perduto, non è così anche nella vita? E chi pedala più forte, chi più si è allenato, otterrà grandi soddisfazioni. Così funziona anche negli altri sport. Nel ciclismo su strada però perfino il più forte sprinter non può contare solo sul proprio lavoro, ha bisogno di una squadra solida per portarlo nelle posizioni avanzate in prossimità del traguardo e lanciarlo nella volata. Le tappe durano spesso più di 5 ore. Per questo la squadra è una componente fondamentale. Ogni membro ha il suo compito. Parlo di “gruppo” come di una società perché, proprio come una società eterogenea di individui, esso è formato da diverse squadre, che collaborano nello stesso ambiente per raggiungere il medesimo risultato, la vittoria. In una gara come il Giro d’Italia esistono diversi modi per arrivare alla vittoria, alcuni sono più ambiti degli altri. Esistono diverse classifiche: leader generale (maglia rosa), leader scalatore (maglia azzurra), leader degli sprint (maglia rossa), leader dei giovani (maglia bianca) e leader delle squadre. Ogni corridore, analizzando i propri punti di forza e di debolezza, fissa gli obbiettivi. Questa è la più grande differenza che il ciclismo su strada ha con gli altri sport e una delle sue più grandi somiglianze alla vita di ogni giorno. In una gara di corsa sui 100 metri si può solo puntare a correre più veloce degli altri. Il ciclismo non è così semplice, ci sono moltissime variabili, diversi obiettivi e diverse specialità. Bisogna sapere quando accelerare, quando frenare, quando riposare, quando alimentarsi o idratarsi. In particolare, nelle interviste i corridori dicono spesso che queste due ultime azioni sono fondamentali nel corso della tappa. Anche la strategia è importante. Bisogna sapere quando pedalare in mezzo al gruppo oppure mettere i compagni a “tirare”, mettersi cioè in testa al gruppo per indicare l’andatura desiderata. Ci sono fasi di gara, come per esempio gli arrivi intermedi su un passo, che assegnano punti solamente per determinate classifiche. Ad esempio gli arrivi intermedi assegnano punti per la classifica degli scalatori. Queste fasi però generalmente vedono impegnate seriamente solo alcune squadre se non solo alcuni corridori. Il resto del gruppo, generalmente, si disinteressa completamente a queste fasi e continua a percorrere la salita del proprio passo. Un altro esempio può essere la salita conclusiva di tappa dove si hanno gli uomini di classifica ( ovvero i corridori completi che lottano per la più ambita classifica generale) che si danno battaglia con scatti e contro-scatti. Seguiti a qualche minuto di distanza ci sono i gregari, che hanno svolto il proprio compito e percorrono la pendenza tranquilli con il proprio passo (ai gregari non importa la classifica). Dei gregari si parlerà più approfonditamente nel prossimo paragrafo. I gregari generalmente sono seguiti dagli sprinter, che, come già detto, sono inadatti alle forti pendenze e faticano ad avanzare, ma danno il loro massimo per arrivare al traguardo in tempo. La complessità e varietà di situazioni permette di dare vitalità alla corsa che può assumere tantissime forme. Questo la rende interessante e imprevedibile, proprio come la vita stessa di ogni persona, interessante e imprevedibile per lo stesso motivo.

oli3
Iljo Keisse batte in volata il compagno di fuga, 21° tappa Giro d’Italia 2015, Foto: Jim Fyer

Gli ultimi due aspetti fondamentali che accomunano vita e ciclismo su strada sono i gregari e, in ultimis, la morte. Nel ciclismo, il compito principale di un gregario è quello di aiutare il corridore principale (capitano) durante le corse, tramite diversi tipi di azioni. Il gregario deve pedalare davanti al proprio capitano quando c’è vento per proteggerlo e non farlo stancare in vista dell’arrivo oppure deve faticare in testa al gruppo per recuperare terreno sui corridori in fuga. Allo stesso tempo, il “gregario” di un famoso attore potrebbe essere la sua controfigura o il suo manager. Queste persone svolgono il proprio lavoro a servizio dell’attore, il quale poi, grazie al proprio talento, combinato al lavoro degli altri, otterrà fama e riconoscimenti. Ogni persona, anche senza saperlo, conosce dei gregari nella vita reale, perché questa ne è piena. Il ciclismo è l’unico sport dove la figura del gregario esiste davvero e partecipa all’evento. Pedala esattamente gli stessi chilometri del proprio capitano e affronta ogni giorno le stesse sfide, a volte anche maggiori. Eppure dopo tutte queste fatiche probabilmente non proverà mai l’emozione di tagliare il traguardo a braccia alzate, anche se, riprendendo il discorso dell’imprevedibilità di questo sport, a volte succede. Anche nella vita reale un gregario può diventare famoso e vincente. Ne è un esempio nel mondo del calcio il procuratore Mino Raiola. Raiola potrebbe essere visto come un gregario che è riuscito superare i calciatori in quanto a fama e successi.

oli4
La squadra Tinkoff-Saxo lavora in testa al gruppo per proteggere il proprio capitano con la maglia rosa nell’ultima tappa del Giro d’Italia, Foto: Jim Fryer

La morte senza dubbio è l’ultimo passo fondamentale della vita e il ciclismo non si fa mancare neanche questa somiglianza. Ci sono due aspetti da considerare. In primo luogo, c’è il parallelismo reale con la morte. Ad ogni tappa i corridori rischiano realmente la vita e non potrebbe essere altrimenti perché per percorrere grandi distanze a simili velocità non è possibile avere pesanti protezioni. Quindi, in caso di cadute anche apparentemente poco gravi è facile farsi molto male. Le maggiori insidie tuttavia sono pioggia e discese (nelle quali raggiungono anche i 100 km/h, mentre in volata si può arrivare a 75 km/h). Oltre a questa prima possibilità di effettivamente morire a causa di cadute o dirupi, che è un serio problema per i ciclisti, il secondo aspetto di cui parlerò è una morte che è da intendersi come sportiva. Non è raro sentire di ciclisti che hanno dovuto abbandonare la squadra sul più bello. Ciò avviene sempre a causa di cadute o malattie, che possono scaturire dalle avverse condizioni atmosferiche, o per altri svariati motivi. Essere obbligato al ritiro e non terminare una corsa importante come il Giro d’Italia è per un ciclista un momento di grandissimo dispiacere. Dall’esterno, senza conoscere gli sforzi e privazioni a cui questi atleti si sono sottoposti per mesi, è però difficile rendersene conto. Jack Bauer, ciclista del Cannondale Pro Cycling Team, spiega bene quanto sia difficile ritirarsi in un’intervista (https://youtu.be/OwyOxx4As5g). Durante la quinta tappa del Tour de France 2015 cadde insieme ad altri corridori del gruppo, la coscia sinistra incominciò a sanguinare ma il resto sembrava a posto quindi, come spesso succede in questi casi, Jack prese la bici di scorta e ripartì. Nonostante il dolore e l’impossibilità di muovere la gamba sinistra, cui botta subita in precedenza si era gonfiata a tal punto da non impedirne movimenti, continuò la corsa. Dopo un paio d’ore, percorsi più o meno 90 chilometri, attraversando una rotonda, scivolò nuovamente cadendo ancora sul lato sinistro del corpo, rompendosi il femore. È impressionante, oltre al fatto che abbia pedalato per ore con una sola gamba e probabilmente con il femore già gravemente danneggiato, come Bauer nell’intervista ammetta che la prima cosa che disse al proprio direttore sportivo, arrivato in suo soccorso, fu di aiutarlo a rialzarsi per cercare di salire sulla bici e concludere la tappa. Ammise anche che il momento della rottura del femore fu la cosa più dolorosa che gli fosse mai successa. Questa è la dimostrazione di quanto sia importante per un corridore continuare a partecipare alla competizione. Nonostante il dolore, un corridore vuole continuare a “vivere” nel gruppo.

oli5
Caduta di gruppo durante la 3° tappa del Tour de France 2015, Foto: Graham Watson

 

Il ciclismo su strada è l’unico sport che racchiude situazioni e sensazioni di una vita intera comprimendole in competizioni di pochi giorni. Forse è proprio per questo che non riesco ad appassionarmi alle serie televisive. Nonostante gli amici cerchino sempre di convincermi del fatto che “Breaking Bad è assolutamente da vedere perché è geniale e prende tantissimo”. Io ho già il ciclismo, la serie televisiva più bella di tutte perché racconta un’avventura che viene scritta in diretta chilometro dopo chilometro. Bellissima, cruda e vera, proprio come la vita.

 | di Oliviero Carnevali |

SATIRO SAGGIO LOGO

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...