The Revenant, il totale abbandono della narrazione

E’ dalla scorsa premiazione degli Oscar che aspetto di vedere questo film, circa un anno fa.
In quella notte, i commentatori Sky già preannunciavano il film, che veniva girato proprio nel periodo in cui Iñárritu trionfava agli Academy Award.
La coppia Di Caprio e Hardy non è di sicuro passata inosservata, e ben prima dell’uscita del film si inneggiava già al tanto atteso Oscar per l’attore italoamericano, senza che nessuno avesse ancora visto il film.
Ebbene, il film è pesante, e non è assolutamente quel film perfetto che ci vogliono  far credere.
La leggenda dietro alle tecniche di Di Caprio aveva già fatto il giro del web prima ancora dell’uscita del trailer, tra la neve alta fino alle ginocchia e le viscere degli animali, l’attore ha dato anima e corpo per entrare nel personaggio con un comportamento maniacale, simile a quello di Daniel Day Lewis in molti dei sui film e non solo.
Diciamo che negli ultimi anni molti attori si sono gettati in imprese recitative sconvolgenti, e dunque oggi tali azioni son quasi diventati un must per interpretare un personaggio importante.
Ma il risultato però qual è? E’ davvero la sua più grande interpretazione? C’era bisogno di esaltarla così tanto?

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Emanuel Lubetzky durante le riprese del film

Se il film è dotato non solo di una grande Regia, con la quale Iñárritu ha voluto anche sperimentare, ma anche di un grande significato estetico di fotografia e ambientazione, grazie al grande Lubetzky che, dopo aver fatto da direttore della fotografia per innumerevoli opere, tra cui spicca “The Tree of life” di Terrence Malick, e aver vinto gli ultimi due Oscar per “Gravity” e “Birdman“, si appresta probabilmente a vincere la sua terza statuetta consecutiva, eguagliando così il grande Maestro Storaro.
Il film inizia in modo esaltante, abbiamo due piani narrativi, quello dinamico dell’attacco degli Indiani al campo, e quello più spirituale (con tanto di albero della vita) di reminiscenza e misticismo indiano.
Se quello dinamico bene o male ci accompagna per tutto il film, anche se perde notevolmente charme dopo la prima scena, l’aspetto mistico e spirituale, che è visibilmente un omaggio a due grandi registi, Malick e Reygadas, perde totalmente il suo significato.
Il risultato è un film di tre ore, in cui non vi è nulla di esaltante se non l’aspetto tecnico.
Iñárritu ha puntato troppo su quelle che sono le chiavi vincenti degli ultimi anni, ovvero regia e fotografia (come Gravity di Cuaròn e Birdman dello stesso Iñárritu), ma la trama viene totalmente abbandonata per far spazio a qualcosa che evidentemente è  messo in primo piano dal regista.
Nonostante il regista abbia voluto dare importanza all’aspetto spirituale dei ricordi del protagonista, che ha visioni della moglie morta e un continuo sussurrare di frasi in lingua nativa, allo spettatore non arriva nulla; non emoziona, non arriva all’anima come dovrebbe e come accade nei film dei registi a cui si è ispirato.

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Passiamo ora all’analisi degli attori: Tom Hardy è ipnotico, il suo sguardo è di intensità unica, è lui il vero interprete della pellicola, affiancato anche da un sempre più bravo Domhnall Gleeson, che ormai troviamo in tutti i film.
Di Caprio è senza dubbio straordinario, ma è davvero un personaggio il suo? L’attore passa metà del film immobilizzato su una barella, il resto a mugugnare e soffrire: non una battuta, solo versi e dolore.
Non è un personaggio di spessore e la tanto agognata vendetta è quasi impercettibile, non ci arriva; a dir la verità, dal punto di vista emotivo, non si avverte mai nulla …
Rimane dunque un film che si rifà in toto al (a parer mio) noiosissimo “Essential Killing“, più che a film come “The Tree of life” e “Post Tenebras Lux“, o a storie come quella di “Old Boy” o “il Conte di Montecristo” per quanto riguarda la vendetta.
Aspetto da non sottovalutare, che a molti ha dato fastidio, è l’eccessiva crudeltà delle scene.
Insomma, non è affatto il capolavoro che ci aspettavamo, la delusione è molta, e se Leonardo Di Caprio dovesse davvero vincere il tanto agognato Oscar, sarebbe più una presa in giro da parte dell’Academy, che lo premia per un personaggio piatto e non l’ha premiato invece quando avrebbe dovuto (The Aviator in primis).

|di Tommaso Frangini|

SATIRO SAGGIO COPERTINA

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. thelinkedside ha detto:

    Ciao, inanzitutto permettimi di dire che hai scritto un articolo in modo fenomenale: chiaro preciso ed efficace. Sulle opinione riguardanti il film dissento sull’interpretazione di Di Caprio. Premetto che non sono un fan/amante dell’attore che solitamente critico anche volentieri, questo non toglie che durante questo film ci metta tutto se stesso per rendere il personaggio verosimile ed efficace.. ho scritto anche io di questo film, se ti va passa e fammi sapere che ne pensi, mi farebbe piacere.
    https://thelinkedside.wordpress.com/2016/01/19/revenant-redivivo/

    Piace a 1 persona

  2. satirosaggio ha detto:

    Ti ringrazio davvero del tuo commento
    Ho letto il tuo articolo e l’ho apprezzato molto, mi piace sempre leggere di pareri totalmente distanti dai miei.
    Ancora grazie infinite dell’interessamento.

    Mi piace

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