Un antropologo su Marte, tributo ad Oliver Sacks

il

“Waking consciousness is dreaming – but dreaming constrained by external reality”

Vorrei porre una breve premessa a questo articolo, che è il primo che scrivo per questo blog, in primo luogo proprio per ringraziare di questa opportunità i ragazzi che lo gestiscono, ed inoltre per esternare quanto sia importante e strettamente personale per me trattare questo soggetto.

Non ricordo come inciampai nel mio primo libro di Sacks, né quanto tempo sia passato da allora, ma so per certo che mi colpì fin da subito, anche solo per il titolo: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Che titolo spiritoso ed evocativo, non trovate? Fra l’altro questo, come anche Risvegli, riscosse un più che discreto successo anche sul grande pubblico, tanto da far sì che il secondo che ho citato venisse addirittura trasposto in versione cinematografica. Comunque, all’epoca ero ancora giovane, e non potevo sospettare che negli anni a venire mi sarei trovato a ricalcare, almeno idealmente, le impronte di questo uomo straordinario con una crescente determinazione, fino ad elevarlo quasi a mio modello di vita. In questo articolo cercherò di spiegarvi il perché.

Oliver Sacks nasce nel luglio del 1933 a Londra, da genitori ebrei, entrambi dottori ampiamente affermati e molto influenti (la madre fu tra i primi chirurghi donna in Inghilterra); è il più giovane di quattro fratelli. Dopo un breve periodo in collegio, di cui parla in modo stringato nella sua autobiografia, Sacks torna a Londra per frequentare la St Paul’s School. Ci racconta di quegli anni nel suo libro Zio Tungsteno- ricordi di un’infanzia chimica (2001). Ora, per essere chiari, non sono mai stato un grande appassionato di chimica, ma ciò non toglie che io abbia apprezzato questo libro assolutamente al pari degli altri. Può suonare come un cliché, o come una pretesa assurda e un po’ macchinosa, ma attraverso i suoi occhi di bambino, in una commistione di innocenza e sorprendente lucidità, l’autore riesce effettivamente a prenderci per mano e aiutarci a ripercorrere passo passo tutta la storia dello sviluppo di questa scienza, passando da temi coinvolgenti come gli esperimenti con sostanze esplosive o tossiche, ad argomenti apparentemente troppo teorici e scientifici, come la compilazione della tavola periodica. E’ proprio da questo punto che possiamo cominciare ad apprezzare il genio di Sacks, che si tradurrà in maniera più concreta nei suoi scritti riguardanti la neurologia: scrive di argomenti complessi e profondamente tecnici e, a dircela tutta, a volte anche apparentemente noiosi, ma lo fa con un entusiasmo e uno stile così pulito da farceli amare a nostra volta. Di quel libro ricordo soprattutto la spiegazione del decadimento degli elementi chimici, che è il miglior modo per farsi un’idea della complessità e della densità della sostanza corporea, e la descrizione della scoperta del gas esilarante da parte di Humphry Davy, che a riguardo disse: O, Tom! Such a gas has Davy discovered, the gasoeus oxyd! O, Tom! I have had some; it made me laugh and tingle in every toe and finger-tip. Davy has actually invented a new pleasure for which language has no name. O, Tom! I am going for more this evening; it makes one strong and so happy, so gloriously happy! O, excellent air-bag!(1) Questa, per certi versi, potrebbe essere ritenuta la prima testimonianza riguardante un’esperienza allucinogena, altro tema molto caro a Sacks.

imgres-2.jpg
Oliver Sacks, secondo da sinistra, e famiglia a Londra nel 1940

Giunto il momento della scelta del suo futuro professionale, Sacks fu fortemente influenzato dai suoi genitori che lo portarono a propendere per la medicina. Entrò così al Queen’s college a Oxford, dove conseguì il Bachelor of Arts nel 1954 in fisiologia e biologia. Presso la stessa università, nel 1958, intraprendendo un Master of Arts, ottenne una laurea in medicina e chirurgia, che di lì in avanti gli permise di esercitare la professione di medico. Sacks in seguito lasciò l’Inghilterra per trasferirsi prima in Canada e poi negli Stati Uniti  per favorire lo sviluppo della propria carriera. Divenuto un celebre neurologo, ottenne un posto di lavoro al Mt. Zion Hospital di San Francisco e all’Università della California (UCLA).

Dopo aver ottenuto il riconoscimento delle sue qualifiche britanniche, Sacks si trasferì a New York, dove ha vissuto e praticato neurologia dal 1965 nel Beth Abraham Hospital, nel Bronx. Qui Sacks lavorò con un gruppo dei sopravvissuti all’encefalite letargica del 1920. Questi pazienti e i trattamenti a cui il nostro li sottoponeva sono alla base del suo libro Risvegli (1973), il secondo della sua carriera (il primo fu Migraine, del 1970), a tutt’oggi considerato uno dei suoi scritti più influenti, e a cui, come detto sopra, è ispirato un film interpretato da De Niro e Robin Williams(2). La storia narra del suo approccio terapeutico su un gruppo di pazienti affetti da sindrome post-encefalitica, un malattia terminale che ha le radici in una patologia sviluppatasi decenni prima, in questo caso una pandemia di encefalite letargica protrattasi dal ’17 al ’24. La sindrome costringeva i pazienti in stato catatonico, e lui, come altri all’epoca, riscontrò che la somministrazione di L-dopa portava ad una recessione dei sintomi; purtroppo l’effetto di questo trattamento era temporaneo, ed inoltre causava dipendenza e allucinazioni. Al centro della scena è quindi il dramma umano e il dilemma professionale, se sia giusto o meno risvegliare qualcuno costretto a brancolare nel buio e nell’immobilità per gli ultimi anni della sua vita, anche se solo per un breve, illusorio periodo.

L’anno dopo Sacks soffre di un trauma ad una gamba per una caduta durante una scalata (che, a detta sua, gli risultò quasi fatale) su cui scrive un altro racconto A leg to stand on (1984). Ormai la sua carriera di scrittore è ben avviata, e negli anni a seguire vedono la luce due delle sue opere maggiori. La prima, forse la più celebre in assoluto, è L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, del 1985. Il libro tratta delle condizioni neurologiche più disparate, raggruppate in 4 sezioni (Perdite, Eccessi, Trasporti, Il mondo dei semplici) e proposte in forma di racconti brevi; il titolo, per esempio, si riferisce ad un uomo affetto da agnosia visiva, cioè dalla progressiva incapacità di dare un significato a ciò che vedeva, ed a confondere tra di loro gli oggetti (e soprattutto le persone viventi) appartenenti alla sua vita quotidiana. Il titolo deriva proprio da una delle gaffes di questo paziente, che alla fine di un colloquio con il dottor Sacks confuse la testa di sua moglie con il suo cappello, e l’afferrò tentando di mettersela in testa (questo particolare aspetto della patologia assunse poi nel linguaggio scientifico il nome di prosopagnosia, la marcata difficoltà nel riconoscere i volti delle persone, da cui era affetto lievemente lo stesso Sacks). Un’altro racconto davvero affascinante di questa raccolta è quello su due gemelli autistici, che dimostrarono un’incredibile abilità nel calcolo matematico, minuziosamente documentata dal nostro.

1709746_orig
Copertina de L’uomo che scambiò sua moglie per un capello. Ispirata al dipinto La Trashison des images di Magritte

Nel 1995 scrisse Un’antropologo su Marte. Al termine della prefazione decide di motivare il titolo dell’opera e, a parer mio, riassumere il filo conduttore del suo intero metodo scientifico, che non si basa necessariamente sul curare il paziente, ma prima di tutto sul cercare di capirlo.

“Con quest’idea in mente, mi sono spogliato del camice bianco, sono uscito dagli ospedali dove ho trascorso i miei ultimi venticinque anni, e ho cominciato a esplorare la vita dei miei pazienti nella realtà, sentendomi in parte come un naturalista che esamina rare forme di vita, in parte come un antropologo – o meglio, un neuroantropologo – che fa ricerca sul campo; ma soprattutto sentendomi un medico, impegnato un po’ ovunque con le visite a domicilio: visite a domicilio ai confini dell’esperienza umana. Questi sono dunque racconti di metamorfosi determinate dalla disgrazia neurologica, ma che hanno portato, al tempo stesso, a stati alternativi dell’essere, ad altre forme di vita, certo non meno umano per il fatto di essere così diverse”.

Sacks in quest’opera raggiunge una profondità stilistica decisamente più matura, e affronta ciascuno dei sette casi illustrati dilungandosi molto(basti fare il confronto con le altre sue opere, meno voluminose ma con un maggior numero di pazienti presentati), e inoltrandosi anche in discorsi con tematiche ben distanti dalla pura presentazione scientifica, quali la filosofia e la sociologia. Va detto che, essendo ormai un neurologo ampiamente affermato, potesse selezionare con maggior cura i casi più particolari da trattare, e avesse deciso di farlo nello stile di quello che idealmente considera il suo mentore, il medico, sociologo e psicologo Aleksandr Romanovič Lurija, di cui in questo testo cita l’impareggiabile opera “Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla”(3).

Le due storie più emblematiche di quest’opera sono quella di un pittore che, all’età di sessantacinque anni, a seguito di un incidente, perse completamente la visione dei colori (la patologia conseguente il danno prende il nome di acromatopsia), tramutando il suo mondo in uno spettro di sfumature di bianco e nero, e quello di una donna autistica (per la precisione, affetta dalla sindrome di Asperger, che è caratterizzata dalla difficoltà a relazionarsi con altri esseri umani, e di cui, si sospetta, soffra lievemente anche Vladimir Putin (4)) che, per superare le proprie difficoltà nel capire le emozioni umane, progettò una “macchina per abbracciare”.

3412
Copertina di Un antropologo su Marte. Splendida quest’edizione di Adelphi che illustra l’opera con Fireworks dell’artista M.C. Escher

Negli anni seguenti lo spettro di interessi nei libri di Sacks si espanse notevolmente, andando a soffermarsi sugli argomenti più disparati: oltre alla già citata storia della chimica esposta in Zio Tungsteno, scrisse Musicofilia, un trattato davvero fondamentale per lo studio della musicoterapia, e in cui emerge lo smisurato amore dell’autore per la musica classica (“Music can lift us out of depression or move us to tears – it is a remedy, a tonic, orange juice for the ear. But for many of my neurological patients, music is even more – it can provide access, even when no medication can, to movement, to speech, to life. For them, music is not a luxury, but a necessity.”), Diario di Oaxaca, la cronaca di un suo viaggio nella regione messicana di Oaxaca, forte di una grandissima biodiversità, a seguito dell’American Fern Society (ebbene sì, è riuscito a rendere interessante anche un libro principalmente incentrato sulle felci) e Allucinazioni, uscito nel 2012. In quest’ultimo narra di illusioni cagionate da impulsi di vario tipo, che siano sindromi neurologiche, semplici deformazioni della materia onirica o effetto di sostanze psicotrope (a riguardo, cita il brillante saggio di Aldous Huxley Le porte della percezione). Parla anche delle sue esperienze con le anfetamine in giovane età, ed è qui che possiamo apprezzare come nei suoi ultimi scritti entri in gioco anche una forte componente autobiografica(5). Questa è una caratteristica evidente e predominante anche ne L’occhio della mente, pubblicato nel 2010, in cui racconta dell’alterazione della sua vista, e di conseguenza del suo modo di percepire la realtà, a seguito della comparsa di un tumore maligno che colpì il suo occhio destro (affascinanti qui le descrizioni delle forme geometriche e frattali che lui percepiva attraverso la sua retina danneggiata).

hallucinations_oliver_sacks_cover
Copertina di Allucinazioni, si rifa molto all’immaginario collettivo psichedelico degli anni ’70

Nel febbraio 2015 rivelò di essere malato terminale di cancro al fegato e che gli rimanevano pochi mesi di vita. Il 28 aprile 2015 pubblicò On the move, la sua autobiografia, così descritta “With unbridled honesty and humor, Sacks shows us that the same energy that drives his physical passions—weight lifting and swimming—also drives his cerebral passions. He writes about his love affairs, both romantic and intellectual; his guilt over leaving his family to come to America; his bond with his schizophrenic brother; and the writers and scientists—Thom Gunn, A. R. Luria, W. H. Auden, Gerald M. Edelman, Francis Crick—who influenced him”.  Morì nella sua casa di Manhattan a New York il 30 agosto 2015, senza essersi mai sposato (dichiarò solo nel suo ultimo anno di vita di essere omosessuale e di soffrire di una timidezza quasi patologica) e sostenendo di avere ancora moltissimi scritti in fase di elaborazione, all’età di 82 anni.

Di Sacks sono state dette molte cose, alcune lusinghiere, altre aspramente critiche (ricordiamo la lettura della sua condotta professionale che ne diede Tom Shakespeare e l’interpretazione di Bill Murray di un personaggio ispirato a lui ne The Royal Tenenbaums di Wes Anderson (6)). Venne detto di lui che “confuse i suoi pazienti con la carriera letteraria”, accuse a cui rispose in un’intervista asserendo che :“Spero che una lettura di quanto ho scritto riveli rispetto e apprezzamento, non il desiderio di esporre o esibire solo per dare un brivido… ma è una faccenda delicata”. A mio parere, è qui che si trova il bandolo della matassa: è davvero troppo facile apprezzare l’uomo, poliedrico, spiritoso, entusiasta e generoso che era Sacks, ma come dovremmo considerare lo scrittore, soprattutto dal punto di vista etico? Il mio personalissimo giudizio è che sì, lui in qualche modo strumentalizzi le vicende dei suoi pazienti, ma non lo faccia per vendere copie, bensì per presentare al pubblico un’altro mondo, il suo, e quello delle persone che ha avuto in cura nel corso degli anni, e che ha aiutato, mosso dal proprio dal suo spirito professionale e dalla sua curiosità. Ci son stati medici che l’hanno accusato di aver impoverito e semplificato il procedimento diagnostico ed esplicativo, solo per renderlo comprensibile, intellettuali che si indignano perché avrebbe sfruttato la sua materia, ma a me viene da chiedermi: chi si interesserebbe mai di questi problemi, se non gli addetti ai lavori? Chi potrebbe mai percepire la passione, la dedizione e il senso di umanità che una vita passata a contatto con queste persone richiede, se essi venissero esposti esclusivamente in linguaggio scientifico? Al Dr. Sacks sono stati consegnati un’infinità di premi e riconoscimenti, e gli è stata tributata l’ammirazione e la gratitudine di amici, sostenitori e pazienti durante il corso di tutta la sua esistenza. Il mio pensiero, il giorno della sua morte qualche mese fa, fu “Oggi muore una delle più grandi ed influenti menti dei giorni nostri, avendo dimostrato che il pensiero scientifico può essere reso in chiave poetica e comprensibile a tutti”, e rimane tuttora invariato.

oliversacks
Oliver Sacks a Greenwich Village nel 1961 su una BMW R60. Questa foto sarà copertina della sua autobiografia intitolata On the move

“I cannot pretend I am without fear. But my predominant feeling is one of gratitude. I have loved and been loved; I have been given much and I have given something in return; I have read and traveled and thought and written. I have had an intercourse with the world, the special intercourse of writers and readers.

Above all, I have been a sentient being, a thinking animal, on this beautiful planet, and that in itself has been an enormous privilege and adventure.”

Oliver W. Sacks

| di Ottone Baccaredda Boy |

SATIRO SAGGIO LOGO                                  

(1): http://publicdomainreview.org/2014/08/06/o-excellent-air-bag-humphry-davy-and-nitrous-oxide/

(2): https://it.wikipedia.org/wiki/Risvegli

(3): il libro si trova anche col titolo “Una memoria prodigiosa: viaggio tra i misteri del cervello umano”

(4): http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/02/05/putin-soffre-della-sindrome-di-asperger_d9e57012-94fa-49ac-8408-27b3eac66cdd.html

(5): Durante uno di questi esperimenti con l’anfetamina lesse un libro del XIX° secolo di Edward Liveing (padre di George Downing Living) e le emozioni provate durante questa lettura, probabilmente indotte dal suo stato di alterazione mentale, lo convinsero a registrare e pubblicare le sue osservazioni sulle stranezze e le patologie neurologiche, diventando il “Liveing del nostro secolo”

(6): In realtà Anderson nutriva una grande stima nei confronti di Sacks, e questo viene detto a riguardo: “Bill Murray‘s character, Raleigh St. Clair, is based off of Oliver Sacks, a British neurologist who Anderson is a big fan of. The director read a piece of him in the New York Times that spelled out his lifestyle. Anderson felt this character would be a perfect fit for The Royal Tenenbaums. “Before you’ve ever heard of him, you might have read a profile of him in the New Yorker back when the New Yorker wrote profiles about people you’d never heard of,” Anderson says. “I feel like that’s part of the New York the movie is kind of about.” Anderson wrote the part for Murray more or less just to give the actor a part”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...