Star Wars, il reboot di J.J. Abrams

E’ finalmente uscito il VII episodio della saga creata da Lucas.
E’ stato senza dubbio uno dei film più attesi di sempre, basta guardare la televisione o il computer per capirlo: dalle chewing gum, alla nuova FIAT, alla TIM, ai computer HP, chiunque ha basato la propria ultima campagna pubblicitaria sul tema Star Wars.
Per non parlare della terribile iniziativa di Facebook, che dopo aver dato la possibilità di cambiare la propria immagine in arcobaleno per le nozze  gay e in tricolore francese per l’attentato a Parigi, ora da la possibilità di mettere una spada laser, l’ho trovato patetico e molto poco rispettoso verso le precedenti iniziative.
Passiamo al film, io, come molti altri, sapendo che non sarebbe più stato sotto il controllo di Lucas (che ricordiamo, non li ha diretti tutti, ma ha sempre monitorato al millimetro lo svolgimento del lavoro) ma sotto la Disney e diretto da J.J. Abrams, ero un po’ spaventato.
Mi aspettavo infatti una sorta di Jurassic Word o The Avengers, dove non succede nulla e si usano solo effetti speciali per colmare i buchi narrativi.
Beh gli effetti speciali per forza ci sono, è Star Wars, ma uscito dal film ero entusiasta, e lo sono tutt’ora.
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Più che un sequel, è un Reboot, anzi è un miscuglio delle due cose: la trama segue l’impronta di A new Hope, quasi in toto, cambiano ovviamente i personaggi.
Se molti hanno letto la cosa come una mancanza di creatività e di immaginazione, io invece l’ho letta positivamente, gli ideatori hanno infatti limitato la possibilità di sbagliare creando una trama o una vicenda che non si scostasse troppo dallo stile di Lucas.
Sono riusciti a creare una storia tale da immergerti totalmente nella vicenda, tanto da farti vivere l’esperienza come se tu fossi li e partecipare quasi attivamente allo svolgimento di essa, cosa che non mi capitava forse da Harry Potter (Lo Hobbit ci è riuscito solo in parte).

I personaggi positivi sono tutti resi in modo eccellente, dalla bellissima protagonista Rey, che mostra il coraggio di un vero eroe nonostante il suo aspetto angelico,  all’assaltatore redento Fin, che ha più di una battuta brillante che vi strapperà la risata, per arrivare al grande pilota Poe Dameron, interpretato da Oscar Isaac, che oltre ad essere uno degli attori più in voga del momento, è calato perfettamente nella parte dell’Asso della Ribellione.
Tra i personaggi che già conoscevamo rendono molto bene Harrison Ford che continua anche da vecchio a fare lo smargiasso,  sempre con a fianco il buon vecchio Chewbacca; terribile invece Carrie Fisher nei panni della principessa Leia, sembra più uscita dal pianeta delle scimmie che dall’universo Star Wars. Mark Hammil invece fa una sola scena, molto intensa.
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Ciò che non mi ha convinto a pieno invece sono gli antagonisti, a partire dal principale, Kylo Ren: l’attore ha la fisionomia perfetta per il ruolo (una faccia così non la si trova tutti i giorni) ma non cambia mai espressione; inoltre penso che il personaggio in sé sia semplicemente un po’ patetico, un bambino viziato che vuole diventare grande come Darth Vader, ma finisce per fare solo scenate da adolescente isterica invece di affrontare le situazioni come un vero antagonista dovrebbe fare.
A fianco a lui abbiamo il Comandante Hux interpretato da Domhnall Gleeson, attore che io personalmente apprezzo molto (e che già ha recitato in un film di fantascienza, Ex Machina, per altro a fianco di Oscar Isaac) ma non mi sembra affatto ben calato nella veste di cattivo;  per non parlare del Leader Supremo Snoke, maestro burattinaio che ci appare solo in ologramma, come accadeva anche per Darth Sidious/Palpatine, che ricorda molto Voldemort..

Un’altra sbavatura che ho notato è il cambiamento di atmosfera che a volte percepiamo: c’è più di una scena in cui l’atmosfera è snaturata, per fortuna sono brevi, e ci sembra di Guardare Guardiani della Galassia o Guida galattica per autostoppisti più che Star Wars, un’impronta visibile derivante probabilmente dalla gestione Disney.

La prima parte è giustamente lenta, come lo era in A new hope, ti lascia entrare nella narrazione col giusto ritmo, per poi iniziare un potente climax di emozioni, con tanto di colpi di scena, adrenalina e pathos nei momenti cruciali (cosa che sinceramente temevo si trascurasse); il tutto traghetta verso la grande scena finale, che ci lascia con la bocca aperta, ansiosi di vedere il capitolo VIII.
In ogni caso, un grande spettacolo da vedere.

|di Tommaso Frangini|

SATIRO SAGGIO COPERTINA

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