Albergo Diurno Venezia: il tesoro underground di piazza Oberdan

Quante volte, dopo una passeggiata in corso Buenos Aires, siete passati per piazza Oberdan, diretti verso i Giardini Montanelli o verso San Babila, oppure verso i locali che si affacciano sul viale Vittorio Veneto? Quante volte ci siete passati distratti, presi dai vostri pensieri, di corsa, in ritardo… Magari avete anche notato quelle due possenti colonne vicine agli alberi -ma cosa ci fanno due colonne in mezzo al nulla!?- e poi via, risucchiati dalla metropolitana o dai vostri impegni, la fidanzata, il dentista, il colloquio di lavoro… Ebbene, forse non sapete che sotto i vostri piedi c’è l’Albergo Diurno Venezia:  un vero e proprio gioiello in stile Déco. Oggi quasi nessuno sa cosa sia un albergo diurno, ma nelle grandi città della prima metà del Novecento, questo tipo di struttura, che comprendeva bagni pubblici completi di docce e vasche da bagno, botteghe di parrucchieri e barbieri, manicure e  pedicure e altre attività commerciali, era un vero e proprio punto di riferimento per tantissime persone: dai viaggiatori che avevano bisogno di un punto di appoggio, agli abitanti delle case che non possedevano un bagno privato, alle signore che non potevano rinunciare a un’acconciatura prima di andare alla Scala.

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La storia del Diurno Venezia ebbe inizio nei lontani anni Venti, quando l’imprenditore bolognese Cleopatro Cobianchi, colpito dal successo degli alberghi diurni che sorgevano nei pressi delle stazioni londinesi, decise di importare in Italia questa novità interamente dedicata alla cura della persona.  Nel 1922 Cobianchi stipulò una convenzione con il Comune di Milano e negli anni seguenti inaugurò nel capoluogo lombardo due alberghi diurni: nel 1924 aprì quello di via Silvio Pellico, mentre nel 1926 fu la volta del Diurno Venezia. Quest’ultimo fu realizzato fra il 1923 e il 1925 secondo un progetto quasi sicuramente attribuibile all’architetto Piero Portaluppi, del quale si ritrova l’impronta in molti dettagli dell’albergo: dalle decorazioni lignee alle piastrelle in pasta di vetro dei bagni e della bottega del barbiere commissionate alla ditta Civer, la stessa che fornì le piastrelle del Bagno della Guardarobiera nella Villa Necchi Campiglio. Ma questo albergo non vanta solo la bellezza dei materiali e degli arredi: è infatti dotato di grandi macchinari che permettevano il riscaldamento dell’acqua (i cui sfiatatoi sono proprio le colonne di piazza Oberdan!) e di un sistema di griglie nelle condotte di scarico che, nei giorni in cui la falda si innalzava pericolosamente (problema ben noto ai milanesi), impediva all’acqua di risalire . Si tratta insomma di un capolavoro di ingegneria e architettura, uno spazio pubblico di grande valore che purtroppo oggi, nonostante il grande lavoro dei volontari del FAI, è sempre esposto al freddo, alla polvere e all’umidità; per questo motivo il FAI ha organizzato una raccolta fondi che verranno investiti in un restauro conservativo completo che, si spera, permetterà la riapertura delle botteghe.

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Per chi fosse interessato, il FAI organizza visite guidate dalle 10.00 alle 17.45 nelle seguenti date: 19 dicembre 2015 e 9, 16, 23 gennaio 2016. Per poter accedere, dovrete rivolgervi ai volontari che si troveranno all’ingresso del diurno (proprio sulle scale dell’uscita della fermata Porta Venezia della M1).

| di Lucia Maletti |

SATIRO SAGGIO COPERTINA

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Questo articolo mi piace molto fatto bene chiaro mi ha fatto conoscere un posto di cui non sapevo neppure l’esistenza 👍🏻👍🏻👍🏻

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  2. Matteo B ha detto:

    Bell’articolo, complimenti! :)))))

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