L’imposta pigouviana e il fallimento di mercato

Cosa hanno in comune, su un piano teorico economico, le seguenti azioni?

Fumare una sigaretta, guidare un SUV, produrre beni inquinando un fiume e indossare un orribile maglione di Natale.

Tutte queste azioni in economia sono definite come esternalità negative. Un esternalità negativa è, secondo l’Enciclopedia Treccani,  un effetto che un’attività di un’unità economica (individuo, impresa ecc.) esercita, al di fuori delle transazioni di mercato, sulla produzione o sul benessere di altre unità. L’esternalità, in altre parole, è negativa quando l’effetto che l’attività produce comporta un danno economico nei confronti di parti terze, che si trovano al di fuori del mercato, positiva invece quando l’effetto prodotto da un’attività comporta dei benefici per le parti terze.

Fumare, inquinare, e indossare un maglione orribile sono esempi di esternalità negative perché comportano dei danni sociali che non sono pagati in termini di costi privati. Studiare, costruire una ferrovia, disegnare un’opera d’arte sono invece esempi di esternalità positive.

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Nikiforos Lytras

Pensate a un fumatore che fuma una sigaretta in un luogo pubblico. Fumare una sigaretta in pubblico è un’esternalità negativa perché il fumo danneggia la salute non solo di chi fuma, ma anche di chi è vicino al fumatore. Il fumatore, che si trova in prossimità di non fumatori, arreca alla comunità dei costi sociali, che egli singolarmente non paga.

Allo stesso modo pensate a uno Sport Utility Vehicle. Il SUV è un’esternalità negativa di consumo. E’ accertato che maggiori sono i combustibili fossili che una macchina necessita per percorrere un miglio, maggiore è il contributo al fenomeno del riscaldamento globale. Una macchina di normale dimensioni in media percorre 25 miglia consumando 1 gallone di benzina. Un SUV invece con la stessa quantità di carburante può percorrere solo 20 miglia, il 20% in meno. I danni sociali arrecati dall’inquinamento dell’aria che l’utilizzo di un SUV comporta non vengono pagati dai possessori del SUV o da coloro che producono questo inquinamento. I danni ambientali vengono pagati dalla comunità intera. (Il SUV inoltre presenta altri due tipi di esternalità: maggiore erosione del manto stradale e maggior spazio occupato).

Pensate ora al “celebre” caso della fabbrica e dei pescatori. La fabbrica è contingente ad un fiume. Questo fiume è pieno di pesci, che i pescatori della zona sono soliti pescare e rivendere sul mercato. La fabbrica nel produrre un determinato bene inquina il fiume, maggiore è la produzione, maggiore è l’inquinamento prodotto, minore è la quantità di pesci vendibili del fiume. Questo è il caso dell’esternalità negativa di produzione. La fabbrica, avendo inquinato il fiume, danneggia i pescatori della zona che non riescono più a pescare sufficiente pesce da vendere al mercato. Eppure i pescatori non partecipano agli utili della fabbrica. I costi sociali provocati dalla fabbrica sono superiori ai costi privati che la fabbrica ha sostenuto.

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Battersea (ex) Power Station – Londra

Pensate ora ad una classe con 10 studenti. Uno di questi un giorno si presenta in classe con un maglione di Natale. Pensate agli orribili maglioni americani di Natale. Il maglione che lo studente indossa è così orribile che arreca un danno agli altri studenti, che non riescono a stare attenti alla lezione perché il maglione li deconcentra. L’orribile maglione è un’esternalità negativa perché danneggia gli altri studenti senza che questi abbiano partecipato al mercato.

Il discorso sulle esternalità è molto più complicato rispetto a quanto presentato ora. Entrano in gioco dinamiche che il mercato non può e non riesce ad allocare. Si parla dunque di fallimento di mercato.

Come si può risolvere questo fallimento?

Economisti e filosofi del pensiero economico nella storia hanno proposto varie soluzioni. Qui, per semplicità e tempo, verranno proposte solo 2 soluzioni. La soluzione di Coase e la soluzione di Pigou.

Il teorema di Coase, che prende il nome dall’economista inglese Ronald Harry Coase (1910 – 2013), premio Nobel all’economia nel 1991, afferma che per risolvere il fallimento di mercato bisogna internalizzare l’esternalità. Cosa vuol dire? E come si fa? Internalizzare l’esternalità significa far rispecchiare nel prezzo di mercato del bene/comportamento che crea l’esternalità anche l’esternalità stessa. Come si fa? Attraverso un’appropriata ridefinizione dei diritti di proprietà. Coase inoltre afferma che non conta come questi vengono assegnati alle parti perché tanto il risultato in termini economici sarà sempre lo stesso, e sarà efficiente.

Riprendiamo l’esempio della fabbrica che inquina il fiume. Ammettiamo che esista un diritto all’inquinamento. Qualora i pescatori detenessero i diritti per l’inquinamento del fiume, la fabbrica dovrebbe pagare loro una somma per poter produrre e dunque inquinare. Qualora invece fosse la fabbrica a detenere i diritti all’inquinamento, i pescatori dovrebbero pagare alla fabbrica una somma di denaro tale da incentivare la fabbrica a produrre di meno. Sia chiaro, il problema dell’inquinamento non viene risolto, viene risolto però il mercato. Nel primo caso infatti, i pescatori, seppur danneggiati dal fiume inquinato, ricevono un compenso economico da parte della fabbrica pari al danno marginale che l’inquinamento produce. Nel secondo, la fabbrica produce meno quantità di prodotti, ma è compensata da questa diminuzione nella produzione da parte del compenso dei pescatori. In entrambi i casi la soluzione finale è efficiente in termini economici.

Punti a favore di questa soluzione:

  • La soluzione finale è una situazione efficiente (Pareto efficienza).
  • La situazione è ideale nel caso in cui i costi di transazione sono nulli o molto bassi (i costi aggiuntivi nel compiere transazioni di mercato: costi logistici, reperibilità informazioni, ecc…).

Problemi di questa soluzione:

  • Il teorema di Coase presuppone costi di transizione nulli o molto bassi, il che, in molti casi, è poco plausibile. Pensate al caso dell’inquinamento dei SUV. Sarebbe un’impresa molto costosa quella di individuare tutti i SUV e di far pagare loro in base ai danni che singolarmente producono.
  • Il teorema di Coase presuppone poi una distribuzione dei diritti a produrre il danno. Ma chi decide come redistribuire questi diritti? Pensate al caso della fabbrica e al fiume. Chi decide chi detiene i diritti ad inquinare?
  • I problemi del free rider e holdout. Nel caso di diritti ad inquinare assegnati ai pescatori, singoli pescatori potrebbero assumere posizioni privilegiate aspettando il pagamento da parte dell’azienda e ingannando gli altri pescatori. Nel caso di diritti ad inquinare assegnati alla fabbrica: l’ultimo pescatore a dover compensare la fabbrica potrebbe decidere di non pagare, e la fabbrica data la poca incidenza del mancato pagamento di uno solo dei pescatori potrebbe chiudere un’occhio. (Si veda alla fine il Protocollo di Kyoto)

La seconda soluzione è quella proposta da Arthur Cecil Pigou (1877 – 1959), economista inglese. Egli propose le sue idee sul problema delle esternalità nel 1920 in una delle sue opere principali, The Economics of Welfare. In quest’opera, Pigou propone l’imposizione di una tassa, l’imposta pigouviana, sull’attività che crea un’esternalità negativa, e un sussidio sull’attività che crea un’esternalità positiva. Il valore economico della tassa/sussidio è equivalente al danno/beneficio marginale causato dall’esternalità. La principale differenza rispetto al teorema di Coase è che la soluzione di Pigou presuppone l’intervento di una parte esterna, lo Stato. Lo Stato infatti riceve i pagamenti in caso di esternalità negative, e emana sussidi in caso di esternalità positive.

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Arthur Cecil Pigou

Punti a favore della soluzione di Pigou?

  • In un contesto con alti costi di transazione, la soluzione di Pigou è sicuramente quella più facilmente applicabile. Pensate ad esempio all’inquinamento.
  • Lo Stato, giudice e arbitro, decide chi far pagare la tassa o a chi assegnare i diritti. Lo Stato farebbe rispecchiare il principio morale del “Chi sbaglia, paga”. Perché i pescatori, nel caso di Coase in cui i diritti d’inquinamento assegnati alla fabbrica, dovrebbero compensare la fabbrica che produce inquinamento, oggettivamente giudicato come una cosa negativa?

Punti a sfavore:

  • Alcune volte non è facile capire il rapporto di causa che sta dietro all’esternalità.
  • Come si fa a misurare il danno prodotto dall’esternalità? é possibile arrivare ad una misurazione sicura del danno per poter imporre una tassa o un sussidio?
  • In assenze di certezza sul danno, si pensi sempre all’inquinamento ci sono problemi di informazione: le parti danneggiate tendono ad ingigantire i danni subiti, le parti danneggianti tendono a sminuire i danni arrecati.

In sintesi però si può certamente affermare che l’imposta pigouviana non è solo quella più facilmente applicabile, ma anche quella più realistica. Quando si parla di economia, ci si perde sempre dietro modelli teorici che raramente hanno pratica applicazione nel mondo reale. Sebbene la soluzione proposta da Coase sia certamente molto invitante sul piano teorico, perché il naturale accordo tra le parti è preferibile rispetto all’intervento di un soggetto esterno, sul piano pratico tuttavia questa soluzione sembra davvero poco plausibile. Nel mondo reale gli accordi talvolta o non vengono rispettati o nemmeno raggiunti.

Si pensi al Protocollo di Kyoto del 1997. Il trattato ha come idea fondamento il Teorema di Coase. Il protocollo, oltre ad aver avuto lunghe e difficili tempistiche di applicazione, e ad aver sostanzialmente fallito nei suoi obbiettivi, ha reso partecipe solo una parte delle nazioni che contribuiscono all’inquinamento globale. Si pensi agli USA. Inizialmente gli Stati Uniti sottoscrissero il trattato, poi ritirarono la loro adesione. Si pensi all’India e alla Cina, due delle più inquinanti nazioni al mondo. Seppur queste abbiano sottoscritto il Protocollo, non sono tenute a ridurre l’emissioni di CO2 perché non ritenute responsabili del processo di industrializzazione che ha causato i maggiori danni al nostro pianeta.

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| di Sebastiano Totta |

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