Parigi, COP-21

“Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile e, a partire dagli anni ’50, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti […] L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, le quantità di neve e ghiaccio si sono ridotte, il livello del mare si è alzato e le concentrazioni di gas serra sono aumentate”

Ma non sono solo questi gli effetti del riscaldamento globale menzionati nel rapporto dell’IPCC:  si avrà anche una variazione della distribuzione delle piogge, nel tempo e nello spazio. Alcune zone saranno affette da forti siccità, mentre altre registreranno un elevato aumento delle precipitazioni annuali, con conseguenti impatti su ambienti naturali e attività umane.

Tutti questi fenomeni, se non verranno fermati, o quantomeno attenuati, porranno a rischio equilibri sociali, ambientali, economici e politici.

Cosa si può fare dunque per migliorare le prospettive per  il nostro futuro?

Anche sotto questo punto di vista l’IPCC fornisce suggerimenti chiari. Nella figura sottostante sono rappresentati gli andamenti delle emissioni di gas serra con lo scorrere del tempo. La fascia rossa  rappresenta lo scenario business as usual, mentre le altre due rappresentano l’andamento delle emissioni con l’adozione di diverse politiche di mitigazione.

grafico gas climalteranti

Risulta evidente che lo scenario business as usual, che a fine secolo porterebbe ad un riscaldamento globale tra i 3.7 e i 4.8 °C rispetto all’epoca preindustriale, non è assolutamente sostenibile.

Se vogliamo davvero limitare i danni e mantenere l’aumento della temperatura sotto i 2°C, dovremmo seguire fin da subito lo scenario azzurro: questo prevede una drastica diminuzione delle emissioni (tra il 40 e il 70%) entro il 2050, fino ad avere, per il 2100, emissioni negative, ossia assorbimento di CO2 dall’atmosfera con l’impiego di tecnologie di cattura e stoccaggio.

La consapevolezza del fatto che il clima stesse cambiando e che, per contrastare questo mutamento, fosse necessario concordare una politica globale portò nel 1992 alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si tenne a Rio de Janeiro. Questo trattato era finalizzato alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, tuttavia aveva semplicemente la funzione di fornire delle linee guida, senza dunque imporre obiettivi vincolanti. I risultati furono ovviamente scarsi e quindi nel 1997 venne organizzata a Kyoto la Terza Conferenza delle Parti che, dopo aspre negoziazioni, diede vita al noto Protocollo. Durante la COP-3  emersero diversi punti critici che purtroppo ancora oggi, dopo numerose conferenze, non hanno avuto una soluzione: ad esempio serve un sistema condiviso per il calcolo dei contributi dei diversi paesi (in particolare per quanto riguarda i Paesi in via di sviluppo, per i quali non sono previsti obblighi specifici) e non esiste ancora un meccanismo efficace di monitoraggio in grado di imporre sanzioni.

La XXI conferenza che si terrà a Parigi nei prossimi giorni è una grande occasione per dare una svolta alle trattative e giungere ad un accordo chiaro e definito sugli obiettivi per il 2030 in materia di abbattimento delle emissioni di gas serra. La nostra speranza è che finalmente si possa trovare una soluzione efficace, equa e condivisa.

 | di Lucia Maletti |

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