Spectre, Bond strattonato tra passato e futuro

| di Tommaso Frangini |

Dopo il successo di Skyfall e tre lunghi anni di attesa, finalmente è uscito in nuovo James Bond, Spectre, ultimo capitolo della saga affidata a Daniel Craig.
Il film inizia con un lungo piano sequenza dentro le strade della affollata città del Messico; è il giorno dei morti e la gente sfila per strada insieme a carri e parate, musiche e balli.
Ci troviamo di fronte un uomo mascherato, che ci ricorda molto il cattivo di “vivi e lascia morire”; in questo caso non è però un “cattivo”, ma è proprio lo stesso Bond, che si camuffa nella folla per seguire un bersaglio.
Dopo esplosioni, corse sui tetti e una violenta lotta in elicottero sopra la folla messicana, 007 elimina il suo avversario ed ottiene quel che cercava: un anello con il simbolo di una piovra nera.
E qui c’è la mitica sigla … canzone di Sam Smith (Writing’s on the Wall), solite animazioni tra silhouette di donne, Bond che spara con la sua Whalter PPK verso specchi o manichini con il suo volto.
Il trambusto provocato a città del Messico provoca però la sospensione dal servizio di Bond, che continua ad agire da solo, di nascosto da M (quello nuovo, ovviamente).
Si scopre infatti che l’uomo che Bond stava cercando era un bersaglio segnalato dalla defunta M (Judy Dench): dunque questa è una missione non ufficiale … una missione privata.
Con l’aiuto del gracile Q e di Money Penny, vedremo James indaffarato, tra Roma, le Alpi austriache, Tangeri e il deserto marocchino, alla ricerca del capo di un’organizzazione segreta, appunto Spectre.
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In questo ultimo lavoro ci troviamo spesso di fronte a delle citazioni di altri film, a partire dagli antagonisti.

Baptista interpreta una sorta di nuovo Squalo, solo che, al posto dei denti, ha unghie con pollici di metallo.

Christoph Waltz ricalca i vecchi temibili nemici di Bond, spietato, con tanto di sfregio sul volto, gatto bianco, posa e veste da guru, base ultratecnologica in mezzo al deserto.
A tutto questo si aggiunge anche una minaccia interna nel sistema dei servizi segreti britannici, che mira all’archivio degli agenti sul campo e di tutto quel sistema su cui si basa il servizio di intelligence …
Il risultato è, nel complesso un po’ deludente.

Alcuni passi del film sembrano molto poco spontanei, quasi diretti solo a mostrare il maggior numero di ambientazioni possibili.

Non ho poi gradito parecchi momenti del film, soprattutto per quanto riguarda l’ultima parte.
Se l’inizio è travolgente, sotto tutti i punti di vista, più si va avanti più la storia si indebolisce, arrivando a concludere il film, con la morte (ovvia …) degli antagonisti, in meno di 5 minuti.
Si scoprono anche alcuni retroscena sull’identità del principale nemico, quasi da soap opera, che coinvolgono il passato di 007.
Diciamo … il film chiude la saga di Craig, facendoci intendere come tutto sia collegato, a partire da Casinò Royale per arrivare, appunto, a Spectre, passando per Skyfall; ma il flusso narrativo in sé non è adeguato.
Diciamo che la saga si chiude molto meglio che non il film in sé; e, salvo che per una scena di tortura, anche sul finale James non è mai messo troppo alla prova e se la cava spesso senza particolari difficoltà, persino abbattendo un elicottero in lontananza con la sua pistolina.
Per quanto riguarda il cast, sulla carta stratosferico, possiamo dire che la Bellucci è non pervenuta, Baptista fa bene la parte del duro (perché è indubbiamente enorme, visto il suo passato da Wrestler), ma oltre alla trovata dell’unghia di metallo o all’inseguimento per i vicoli romani, rimane una sola – e stupida – battuta nel suo copione: “cazzo”… un po’ ridicola. Waltz, sinceramente, non mi è sembrato troppo adatto alla parte o forse gli sceneggiatori hanno creato un nemico troppo vecchio stampo, non adatto ai giorni nostri, o forse hanno creato un personaggio troppo “molle”, che Bond sconfigge troppo facilmente.

La linea conduttrice del film inizialmente riprende quella di Skyfall: il rinnovamento, via il vecchio (intelligence con agenti sul campo) per dare spazio al nuovo (sistema di controllo digitale).
Poi si entra più nel passato di Bond e nel personale, per arrivare al trionfo della pace, della tranquillità e dell’amore nel finale: Bondi butta via la pistola e fugge via con la splendida Lea Seydux a bordo della mitica Aston Martin DB5.
Rimane sempre e comunque un “James Bond”.

Non si può dire che sia brutto, ma forse da Sam Mendes, che con Skyfall aveva risollevato Craig dopo un catastrofico Quantum of Solace, ci si aspettava un film con una trama meno frettolosa.

Satiro Saggio Modificato IIIV (solo simbolo)

ilsatirosaggio@gmail.com

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. bloggocultura ha detto:

    Pur con tutti i limiti e le novità del caso siamo ancora di fronte al caro, vecchio, tradizionale 007; è sempre piacevole avere dei punti di riferimento.
    Ed è sempre interessante confrontarsi sugli ultimi arrivi al botteghino. Anche perché James Bond, uno dei personaggi più influenti ed affascinanti della settima arte, resta una pietra miliare del Cinema.
    https://laculturadelbloggo.wordpress.com/category/cinema/

    Mi piace

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