Dheepan, la tragedia della ricerca dell’armonia e della libertà

| di Tommaso Frangini |

Dheepan è il nuovo film dell’acclamato regista Francese Jacques Audiard, che si è aggiudicato la Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes. Il film, parzialmente ispirato alle “Lettere persiane” di Montesquieu, ci mette di fronte alla struggente storia di tre profughi dello Sri Lanka (un combattente Tamil, una donna e una bambina senza madre) che scappano dagli orrori della guerra fingendosi una famiglia.

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Approdano in Francia e l’uomo inizia a cercare un modo di sopravvivere facendo il venditore ambulante per le strade di Parigi; poi riesce ad ottenere l’incarico di custode presso un complesso di condomini fatiscenti nell’interland parigino (una sorta di Banlieue), controllata da gang di malavitosi.
Il film ci immerge in prima persona dentro un dramma che spesso ignoriamo o che noi occidentali osserviamo, ma non riusciamo a comprendere pienamente, in quanto troppo distante.
Dheepan arriva in terra straniera senza saper parlare e capire una parola di francese, con due sconosciute, insieme alle quali regge il gioco di essere una famiglia.
Audiard ci fa entrare nel vivo, spesso mostrandoci il dramma della incomprensione e della difficoltà di relazionarsi non solo con chi non parla la stessa lingua, ma anche con chi è partecipe della medesima messa in scena.
han inizialmente svolge in modo esemplare il proprio lavoro di custode, per poi, spinto dal fatto che la donna rimane coinvolta suo malgrado nella guerra tra gang che agitano il quartiere, calarsi nel climax di violenza – quella che lui conosce e dalla quale ha cercato di scappare – che lo porterà alla serenità e ad una nuova vita (sottotitolo del film).
Il messaggio è chiaro e diretto, Audiard ci narra non solo la tragedia del profugo in terra straniera, ma ci mette di fronte alla cruda verità che l’Occidente non sempre è terra di salvezza, ma spesso può essere peggiore dei luoghi dai quali si scappa …
Il tocco, forse più banale, ma anche di maggiore impatto, quasi struggente, è quello in cui, in mezzo alla precarietà, alla confusione, agli spari, al traffico, alla malavita, ai maltrattamenti e al duro lavoro, Dheepan si stende e sogna … sogna la casa, una verde giungla indistinta nella quale si intravede la testa di un amichevole elefante.
Se questa è stata da molti vista come una delle peggiori edizioni del Festival di Cannes, non mi stupisco che questo film abbia vinto la Palma d’oro.

Non sto affatto dicendo che sia brutto, ma è essenzialmente un po’ lento nella partenza (molti si sono alzati e se ne sono andati durante la visione, per non parlare della gente che russava) e non è uno di quei film che rivedrei.
Resta il fatto che i premi sono spesso da prendere con le pinze, come appunto in questo caso … rimane comunque un lavoro di livello inferiore rispetto alle altre opere del regista, in particolar modo a “Il profeta” e “Tutti i battiti del mio cuore”, giustamente considerati i suoi capolavori.

SATIRO SAGGIO COPERTINA

ilsatirosaggio@gmail.com

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